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di Jessica Quilici

La Nazione, 29 luglio 2026

I posti su carta sarebbero 108, ma 86 non sono disponibili: così i 41 detenuti attuali, vivono in uno spazio calcolato - secondo i parametri del ministero - per 22 persone. È una storia piuttosto inusuale quella che arriva dal San Benedetto, e che ha spinto anche i consiglieri comunali della Lega Cristina Ceccarelli e Francesco Campa a chiedere un intervento del Garante dei detenuti regionale Giuseppe Fanfani - insieme alla referente locale Sandra Rogialli - a palazzo Cavallo. Rispetto ad altre strutture, infatti, secondo quanto riportato anche dall’associazione Antigone, il carcere cittadino non presenta particolari criticità legate al sovraffollamento o alle condizioni igienico-sanitarie, quanto piuttosto all’architettura e nella fattispecie alla dimensione delle porte. Un unicum in Toscana - ma non solo - visto e considerati i lavori di ristrutturazione partiti ormai sedici anni fa nell’ala. Chiusa, però, perché gli ingressi alle celle non rispettano gli standard.

“San Benedetto ha tutte le potenzialità per essere tra i migliori istituti della regione - ricorda Fanfani, dando la piena disponibilità per un’audizione -. È ben inserito nel tessuto urbano, è a misura d’uomo e presenta un rapporto diretto tra operatori e detenuti che favorisce il reinserimento. È un modello da tutelare. Proprio per questo è inaccettabile il paradosso che lo affligge. I lavori di ampliamento, destinati ad accogliere un centinaio di detenuti, si trascinano da quindici anni. La sezione ristrutturata resta chiusa dopo che, spesi milioni di euro, ci si è accorti che le porte erano troppo strette. Il cantiere è fermo da anni, senza una nuova progettazione né una data di ripresa”. Nel frattempo, dunque, anche un carcere “modello” rispetto a un Sollicciano, lotta con una carenza di spazi (agibili) e allo stesso tempo finisce con il gravare sugli istituti vicini, nonostante una potenzialità enorme per il quieto (e agevole) vivere di tutti, personale incluso.

“Uno spreco di risorse pubbliche sul quale ho già annunciato di voler investire il ministero della giustizia e la Corte dei conti”, prosegue Fanfani, invitando tutte le forze politiche a un’azione congiunta. “Comune, Regione, parlamentari del territorio, maggioranza e opposizione devono fare tutti insieme pressione sul ministero della giustizia e sull’amministrazione penitenziaria perché, dopo anni di attesa, la questione venga finalmente risolta, completando i lavori e restituendo alla città un istituto pienamente funzionante - conclude -.

Chi oggi ha responsabilità di governo, a livello locale e nazionale, dispone dei canali più diretti per ottenere risposte. La recente interrogazione parlamentare dell’onorevole Nisini è un primo passo e mi auguro riceva presto riscontri puntuali. La città merita risposte. Ed è vero, le meritano prima di tutti le persone detenute e quanti nel carcere lavorano ogni giorno con dedizione”.