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di Sara Polvani

Corriere di Siena, 25 ottobre 2026

Mercoledì 28 nella casa circondariale di Arezzo l’appuntamento conclusivo del laboratorio che ha coinvolto dieci detenuti. Una lezione-concerto in carcere tra world music, dialogo e inclusione dove la musica diventa linguaggio universale, capace di superare barriere fisiche e linguistiche oltre a creare occasioni d’incontro e di conoscenza. È questo lo spirito dell’evento di chiusura del laboratorio realizzato all’interno della casa circondariale di Arezzo che si terrà mercoledì 28 ottobre curato dai musicisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo. Un appuntamento che vedrà protagonisti i detenuti, non solo come spettatori della lezione-concerto, ma anche come interpreti.

Il progetto dal titolo Saràbanda, realizzato con il contributo del Comune di Arezzo, assessorato alle politiche per l’integrazione, in collaborazione con Officine della Cultura e Associazione Donne Insieme, ha coinvolto circa dieci detenuti dando vita a un percorso di scoperta e pratica musicale fondato sull’incontro tra culture, tradizioni e sensibilità differenti. Un’esperienza che ha permesso ai partecipanti di avvicinarsi alla musica attraverso l’ascolto e la pratica condivisa, valorizzando la possibilità di poter cantare nella propria lingua d’origine.

Ed è proprio in questo incontro tra lingue e tradizioni che si esprime il valore del progetto portato avanti dall’Orchestra Multietnica di Arezzo: un unicum musicale che attraversa i confini geografici e culturali, mettendo in dialogo repertori, ritmi e sonorità provenienti da diverse parti del mondo. In un simile contesto, la musica diventa uno spazio in cui le differenze non rappresentano una distanza, ma una risorsa, capace di favorire il riconoscimento reciproco e di valorizzare le identità individuali all’interno di un’esperienza collettiva.

La lezione-concerto, che coinvolgerà insieme ai detenuti una parte rilevante dei musicisti dell’Oma, rappresenterà un momento significativo di restituzione del lavoro svolto, nel quale la dimensione formativa si intreccerà con quella performativa. Cantare nella propria lingua, riconoscere una melodia familiare o scoprirne una proveniente da un’altra tradizione significa anche poter esprimere una parte della propria storia e della propria identità. “L’iniziativa fa perno sul ruolo della musica come strumento educativo e relazionale - spiega Massimo Ferri, tra i curatori del progetto - capace di aprire spazi di partecipazione anche all’interno del contesto penitenziario. Il lavoro collettivo, l’ascolto reciproco e la pratica musicale offrono infatti opportunità per sviluppare capacità espressive, rafforzare la fiducia in sé stessi e sperimentare nuove e preziose modalità di collaborazione”.

La lezione-concerto che si terrà nel carcere di Arezzo si propone anche come la testimonianza concreta di un percorso in cui l’arte diventa occasione di dialogo interculturale e valorizzazione della persona. Conclusa l’esperienza nella casa circondariale, il progetto Saràbanda proseguirà nelle scuole della città con un laboratorio musicale nella scuola primaria Masaccio e uno teatrale nella primaria Sante Tani, entrambe all’interno dell’istituto comprensivo IV Novembre di Arezzo.