La Nazione, 21 ottobre 2026
Visita degli assessori Nardini e Boni alla struttura inagibile per due terzi. Fanfani: “Non possiamo più permettere che una sezione resti inutilizzata”. Due terzi della struttura sono vuoti, perché i lavori di restauro sono rimasti sospesi. Un “paradosso”, quello della casa circondariale aretina, che ieri ha richiamato l’attenzione degli assessori regionali Filippo Boni e Alessandra Nardini, arrivati in carcere per una visita, guidata dal Garante regionale dei diritti dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani e dalla garante comunale Sandra Rogialli.
Al centro del sopralluogo, le annose criticità strutturali dell’Istituto penitenziario e la necessità urgente di rendere operativa la sezione da anni rimasta incompiuta. A fronte di un potenziale complessivo di oltre 120 posti, la struttura ospita attualmente circa 40 detenuti - con un’età media particolarmente giovane (25-27 anni) - e un’incidenza di cittadini stranieri pari al 50 per cento.
I lavori di restauro e modernizzazione, la cui gestione fa capo al Ministero della Giustizia che ha già ricevuto il progetto, permetterebbero, così come ricordato dai partecipanti al sopralluogo, di mettere a disposizione circa 70 posti all’interno di spazi completamente rinnovati. Durante la visita, la delegazione ha effettuato una ricognizione completa di tutti i settori della struttura, incontrando la direzione, il personale di Polizia Penitenziaria, gli operatori e una rappresentanza della popolazione detenuta per approfondire non solo gli aspetti logistici, ma anche i temi sanitari e socioassistenziali, ritenuti prioritari.
C’è stato anche un momento di commozione durante la sosta davanti alla cella storica dell’Istituto, luogo in cui il 15 giugno 1944 vennero trucidati i fratelli Tani e Aroldo Rossi. “Non possiamo più permetterci che un’intera sezione ristrutturata o in via di completamento resti inutilizzata per intralci burocratici o ritardi centrali - ha ribadito Fanfani -. In una fase in cui gli altri istituti della Toscana versano in condizioni di grave sovraffollamento, ad Arezzo abbiamo ambienti rinnovati che potrebbero accogliere dignitosamente fino a 70 persone e che invece rimangono chiusi”. “Chiediamo con forza al Ministero della Giustizia un intervento risolutivo per sbloccare i lavori e consegnare alla città e alla Toscana una struttura pienamente funzionale - conclude -. Accanto alla questione strutturale, resta massima l’attenzione sul piano della salute e dell’assistenza sanitaria all’interno del carcere”.









