di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 6 marzo 2024
I genitori li hanno abbandonati o sono morti, i piccoli della capitale argentina vivono esistenze misere, il loro destino è nelle mani dei volontari che cercano di salvarli dall’ultima beffa: non avere neanche un futuro. I bambini. Dei bambini si parla troppo, dei bambini si parla spesso, dei bambini si parla solo. Ci si indigna per le condizioni in cui vivono, ci si morde il labbro dalla rabbia, si versa qualche lacrima, ma poi si passa oltre. Cosa possiamo fare, eh? Cosa? Possiamo guardare, possiamo fissare lo sguardo senza distoglierlo. Sembra una frase banale, finanche patetica, ma credetemi, non lo è. Se siete qui, se state frequentando queste mie parole, allora fermatevi a guardare queste foto, sono loro le protagoniste; le mie parole sono al loro servizio e di chi le ha scattate: Valerio Bispuri. È lui, insieme ai soggetti ritratti, il protagonista assoluto di queste pagine perché è suo lo sguardo che ha catturato e raccontato tutta la sofferenza e tutto l’amore del mondo.
Da anni Bispuri mi coinvolge nei suoi progetti: ha condiviso con me le immagini raccapriccianti dei detenuti, erano foto scattate a Poggioreale, dove non c’era privacy nemmeno per defecare. È un servizio, questo, che risale a molti anni fa, ma le condizioni dei penitenziari italiani non sono mutate e nelle nostre carceri si suicida un detenuto ogni due giorni. Ha condiviso con me le foto delle “cucine” dei narcos, dove anche i bambini lavorano la droga che parte dal Sudamerica e arriva ovunque. E oggi mi mostra le foto degli orfani di Buenos Aires, che descrivono una realtà che in molti, alle nostre latitudini, ignorano.
È la povertà quella che abbiamo davanti agli occhi. Una povertà muta. Muta perché le sue parole non trovano ascolto da nessuna parte. Muta perché stanca di urlare. Muta perché sa che niente e nessuno le riserverà attenzione. Muta perché sa che il mondo è affetto da un virus che non ha vaccino, quel benaltrismo che evoca sempre, per non concentrarsi su un dramma specifico, mille altri drammi. E allora eccoci tutti a planare leggeri sulle sofferenze; eccoci tutti a osservarle da altezze siderali in modo che volti ed espressioni restino confuse e indistinguibili. Ma qui siamo in Argentina, questo lo avete capito. E chi se la sente presti attenzione sapendo che è un primo importantissimo passo. Siamo in un piccolo orfanotrofio nella città Lomas de Zamora, nella provincia di Buenos Aires. Siamo in una struttura privata, gestita da volontari, che si trova nel piccolo barrio di Buena Esperanza, nome che stride totalmente con quello che accade in questo luogo circondato da favelas dove, fino a qualche tempo fa la criminalità dominante non era solo quella autoctona, ma anche quella peruviana e paraguayana.
Nell’orfanotrofio i minori sono 18, prevalentemente bambine. Non hanno genitori, oppure li hanno ma sono stati abbandonati. Talvolta sono loro a essere scappati da situazioni devastanti. Hanno tutti subito violenze in famiglia, hanno tutti subito violenze in strada. I padri sono assenti e le madri spacciano o si prostituiscono. Non tutti frequentano la scuola, non hanno niente e quel poco che hanno lo condividono. Condividono, però, anche e soprattutto la miseria. Nella prima foto, sul letto, ci sono Alma, Mia, Sebastian e poi c’è Dulce allo specchio che si sta truccando; gli altri stanno guardando un vecchio tv. Vivono tutti insieme, dormono negli stessi letti. Già essere lontani dalla strada per loro è salvezza perché molti bambini, negli orfanotrofi, non riescono nemmeno ad arrivarci. Questo piccolo rifugio è sempre in affanno: in Argentina gli orfanotrofi sono spesso gestiti da Ong a cui mancano le risorse, ecco perché aver criminalizzato la solidarietà ha fatto un danno immenso e ha colpito a morte i più deboli.
Le bambine guardano fuori: Valerio Bispuri mi spiega che è un bisogno che sentono forte, quello di guardare fuori dalle finestre, quasi a cercare un altrove, un mondo dove andare, un luogo diverso da quello in cui vivono. Nell’ultima foto c’è Alma, una bimba di 8 anni, che viene carezzata da una ragazza più grande nel Comedor di Vittoria. Vittoria è una donna di 67 anni, è lei che ha guidato Valerio Bispuri in questo e in altri viaggi. Vittoria gestisce il Comedor “Padre Conforti” vicino a La Salada, il mercato illegale più grande dell’America Latina, che prima si svolgeva soltanto di notte, adesso anche di giorno. Per Valerio è stato difficile entrare nel quartiere. Difficile di giorno, impossibile di notte. Impossibile e soprattutto pericoloso. Sono terre da cui lo Stato è assente. Assente nella cura e assente nel portare sicurezza. Accanto al mercato c’è il Comedor dove vanno a mangiare i bambini dell’orfanotrofio, ai quali i volontari servono un pasto caldo al giorno. E poi ci sono i giochi: qui si gioca con qualunque cosa. Alma e Dulce giocano con la carcassa di una lavatrice, accanto a loro c’è una capretta. Il rapporto con gli animali è fondamentale perché di loro i bambini si fidano istintivamente. Spesso è la vicinanza con gli animali la terapia più efficace per strappare gli orfani dal guscio di autoprotezione nel quale sono rintanati. All’orfanotrofio di Buena Esperanza c’è anche un omone autistico di 18 anni che tutti chiamano El Gordo, vive con i bambini che gli vogliono bene.
L’altro orfanotrofio ritratto nelle foto di Valerio Bispuri si trova a Moreno, cittadina a poche decine di chilometri da Buenos Aires. È un orfanotrofio statale, questa volta, e si chiama Los Horneros, “i fornai”. Ci vivono in 30 tra bambine e bambini. Anche loro hanno subito violenza, cosa quasi impossibile da evitare quando si viene dalla strada. Questo secondo orfanotrofio è meno fatiscente, qui i bambini frequentano tutti la scuola e sperano un giorno di potersi emancipare dalla povertà in cui sono nati. Qui riescono, pur in una condizione di grande precarietà, a trovare negli operatori dei punti di riferimento. Lo scenario è apocalittico, l’infanzia qui sembra vivere le conseguenze di una guerra: gli adulti non ci sono. I padri lasciano le famiglie, spesso sono in carcere. Le madri da sole non ce la fanno e questo determina la diffusione di malattie psichiche dovute allo stato di abbandono in cui questi bambini hanno troppo a lungo vissuto, alle vessazioni e alle violenze subite e alla totale mancanza di politiche sociali adeguate.
In Argentina versa in uno stato di povertà oltre il 44% della popolazione, per un totale di oltre 20milioni di persone. I report parlano di 16 minori su 100 in situazioni di povertà estrema, il paradosso quindi è che gli orfani ritratti da Valerio Bispuri qualcuno potrebbe addirittura definirli orfani privilegiati - incredibile associale la parola “privilegio” alle condizioni di vita che le fotografie mostrano, alla mancanza di figure stabili di riferimento, di istruzione e di beni di prima necessità - perché hanno trovato una casa e qualche carezza. In Argentina ci sono talmente tanti bambini per strada che non hanno nulla: né casa, né famiglia, nessun punto riferimento, nessuna protezione. Avere un tetto sulla testa e un pasto caldo al giorno basta per sentirsi finanche fortunati. Anita ha 4 anni, è a terra che gioca con il cane nell’orfanotrofio Los Horneros. Anita ha subito violenze e ha spesso comportamenti ossessivi. È molto difficile starle vicino, ma gli operatori non smettono di provarci. È difficile stare accanto a chi ha subito violenza ed è vittima di abbandono. A Los Horneros ci sono anche adolescenti, qualcuna di loro vuole fare la parrucchiera, qualcun’altra la ballerina: riescono ancora a sognare. È questo il vero miracolo.











