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di Raffaele Sardo

La Repubblica, 23 settembre 2022

“Girone”, nel carcere di Arienzo sono di scena i detenuti. “E’ lo spettacolo della vita attraverso cui cercano un riscatto” dice il regista Gaetano Battista. E c’è chi pensa di fare l’attore anche dopo aver scontato la pena.

E’ un viaggio attraverso un mondo contemporaneo, ma distorto dalla realtà dell’onirico e dell’immaginario. Parliamo di “Girone” lo spettacolo messo in scena nel carcere di Arienzo dalla compagnia “La Flotta”, composta per lo più da detenuti dello stesso istituto di pena. Lo spettacolo è andato in scena, grazie alla disponibilità della direttrice diretto da Annalaura de Fusco, nello spazio all’aperto interno del carcere dal 13 al 17 settembre, a cui hanno potuto assistere ogni pomeriggio, circa 50 persone alla volta, riscuotendo tantissimi apprezzamenti.

“E’ come un viaggio dantesco. Un “Girone”, appunto in cui gli spettatori vengono portati con mano da clown in questo racconto che rappresenta un po’ la vita di tutti noi - spiega il regista Gaetano Battista che da anni lavora nelle carceri in laboratori teatrali con i detenuti - Realtà e fantasia si incontrano in un cammino fatto di parole, di visioni e di giochi. Voci urlate e sussurrate che diventano monito e guida per chi le ascolta. L’uomo ha paura del confronto con la realtà preferendo abbassarsi a compromessi”, spiega Gaetano.

I giovani detenuti si sono calati dentro questo spettacolo costruito collettivamente, dal mese di febbraio. Cioè da quando sono ricominciati i laboratori teatrali. “All’inizio erano 40 i detenuti che hanno chiesto di partecipare - spiega Gaetano Battista - ma col passare del tempo c’è stata una selezione naturale e sono rimaste una quindicina di persone sulle quali è stato costruito lo spettacolo”

Ma qui l’essenza di tutto, sono loro, gli attori, a partire dal parcheggiatore, Michele Romano, che sconta dieci anni di carcere e che il giudice di sorveglianza ha affidato proprio a Gaetano Battista. Viene da Scampia. Nella vita ha seguito le orme del padre. Ma è qui che è venuto fuori il suo talento naturale che sta cercando di mettere a frutto per non tornare indietro, in un abisso che ha risucchiato la sua giovane vita.

“Questa esperienza - insiste il regista - a lui come agli altri ragazzi, è servita per capire che si può vivere anche diversamente da come avevano sempre pensato di fare. Non è quella l’unica vita possibile”. Il lavoro che è venuto fuori è anche e soprattutto un lavoro sulla memoria, quella di chi ha sofferto l’uccisione di un proprio caro, ma anche di chi subisce l’indifferenza, il disagio, condizioni di vita poco dignitose, del lavoro che non c’è, o di uno Stato che lascia tanti territori in balia di se stessi.

“All’inizio il lavoro teatrale che stavamo mettendo in scena - dice ancora Gaetano Battista - non è stato accolto bene da parte dei detenuti. Perché siamo partiti a parlare di vittime di criminalità, di terrorismo. Poi hanno capito che non c’era alcuna denuncia da fare, ma solo memoria, contro l’indifferenza. In questo lavoro teatrale, alla fine, vittime e carnefici si incontrano e cercano uno sbocco comune, un’ancora di salvezza. Perché c’è molta indifferenza negli essere umani”.

La fantasia del regista, che ha scritto il testo in collaborazione con Riccardo Sergio, ha creato gli “uomini bombetta”, che sono le voci della coscienza, di quello che è accaduto, delle perdita della memoria, dell’indifferenza, della solitudine dell’omertà”. “Questa esperienza - aggiunge ancora Gaetano Battista - è anche un modo per riscattare l’esistenza di questi ragazzi e per dare la possibilità a quanti hanno lavorato in questo spettacolo non solo di sentirsi protagonisti, ma anche di non sentirsi più come scarto dell’umanità. Ognuno di loro può diventare una persona che ha delle carte da spendere nella società. Qualche risultato già si vede. Michele, che vive a Scampia, vuole continuare a fare l’attore, vuole costruire qualcosa per i bambini, ma soprattutto non vuole che i suoi tre figli intraprendano la strada del padre. E noi lo vogliamo aiutare attraverso il teatro”.