di Anna Bandettini
La Repubblica, 31 luglio 2019
La compagnia dei detenuti di Volterra. "Ogni spettacolo lascia delle tracce", spiega Amando Punzo, "tanto che da qualche anno in qua in carcere noi parliamo dei nostri lavori come di una "saga", una sola storia in tanti capitoli: il viaggio di un uomo e di un bambino che si domandano se c'è la possibilità di un altro mondo e di un'altra umanità".
E certo, qui a Volterra, nel carcere della Fortezza Medicea dove da trent'anni Punzo fa teatro, non è una domanda retorica. La sua compagnia, la Fortezza, composta di attori-detenuti, protagonista della nostra scena, è qualcosa di più importante di una semplice questione estetica: è una pratica quotidiana casta e rigorosa "alternativa" alla realtà della reclusione, della punizione; è l'esercizio di una sperimentazione quotidiana, coi detenuti che leggono libri, scrivono testi, costruiscono scene e realizzano spettacoli che sono un'esperienza di verità come raramente si vede, tanto da provocare negli spettatori, che entrano in carcere a vederli, commozione, disagio, speranza.
Quest'anno l'atteso nuovo spettacolo della Fortezza, come sempre presentato nel carcere di Volterra (e i posti prenotabili su compagniadellafortezza.org stanno andando ancora una vota esauriti) si intitola Naturae, è scritto e diretto da Punzo ed è un primo studio, "una ouverture", da ieri fino al 3 agosto nel progetto speciale dei trent'anni della Fortezza a cura di Cinzia De Felice che arriva fino a settembre con mostre e incontri.
Punzo, il titolo "Naturae" c'entra con l'ecologia?
"Non direttamente. La natura a cui ci riferiamo è quella più profonda dell'uomo. Perché dopo i precedenti lavori è come se fossimo arrivati a un punto fondamentale: come può l'uomo riguadagnare il paradiso perduto, una propria natura diversa da questa, orrenda, che caratterizza le società occidentali fatta di potere, ambizione, violenza, aggressività. Tre anni fa con Dopo la tempesta decidemmo di esplorare l'opera di Shakespeare, la più alta rappresentazione del canone occidentale, proprio per capire se nei suoi personaggi ci fossero germi di un mondo diverso. Borges con Beatitudo, lo spettacolo dell'anno scorso, ci ha mostrato la possibilità di altre realtà, ora vogliamo entrare nell'animo umano e trovare lì un'altra natura più profonda, che sia via di fuga alla prigionia in cui siamo caduti fatta di sopraffazioni, bugie, guerre".
Detto dall'interno di un carcere...
"Proprio perché lo dico qui, ha un valore maggiore. Noi della Fortezza siamo la prova che si può mettere in discussione un modello di realtà che sembra unico: la reclusione, la punizione... L'approdo che cerchiamo non è in cielo né in terra, né in un dio o in un altrove esotico, ma è tutto e solo in noi, nella nostra natura, anzi nelle nostre infinite naturae. C'è un mondo di qualità che cercano di emergere dal pozzo dell'animo umano, una nuova Atlantide, un'oasi fatta di Armonia, Letizia, Stupore, Innocenza".
Autori di riferimento?
"C'è tanta letteratura sul viaggio, il viaggio mistico, il viaggio del Cristo che lascia tutto, il viaggio degli uccelli del poeta persiano Farid ad-Din Attar, che frequentiamo da tanto tempo, c'è Moby Dick. Ma nessuno di questi è predominante. E stavolta non ci saranno personaggi ma figure dominate dall'amore".
Il 2 agosto, nel corso delle rappresentazioni, presenterà "Un'idea più grande di me", il libro che ha scritto con Rossella Menna. Di cosa si tratta?
"Un libro a cui tengo molto, dove attraverso i trent'anni di Fortezza e la mia vita nel teatro. Non è un manuale, ma è un dialogo che intreccia vita, società, cultura, etica. Un'occasione per interrogarmi su quello che abbiamo fatto, perché è tutto così faticoso".
C'è l'utopia del teatro, il progetto di un teatro stabile dentro il carcere, aperto tutto l'anno, con una sua stagione che sarebbe di grande utilità in questo senso. Ancora tutto fermo?
"È un cammino lento. Franco Corleone il garante dei detenuti per la Regione Toscana, ci è a fianco e ha denunciato la stasi burocratica. C'è un milione stanziato da 4 anni e bisogna capire perché non si arriva a mettere un punto. Certo, per noi avere un teatro nella Fortezza Medicea sarebbe un'opportunità di sviluppo, ma sarebbe anche la prova concreta che cambiare la realtà si può".










