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Corriere Adriatico, 22 dicembre 2025

La corte d’appello di Ancona ha riconosciuto un risarcimento complessivo di quasi mezzo milione di euro ai familiari di Achille Mestichelli, ascolano morto il 18 febbraio 2015 in seguito alle gravissime lesioni riportate durante una violenta lite avvenuta cinque giorni prima, il 13 febbraio, all’interno di una cella della casa circondariale di Marino del Tronto. Una decisione che ribalta l’esito del primo grado civile e che individua la responsabilità dell’amministrazione penitenziaria per omessa vigilanza. Per la morte di Mestichelli è già stata emessa una sentenza penale definitiva: Mohamed Ben Alì, tunisino oggi trentenne, è stato condannato a dieci anni di reclusione per omicidio preterintenzionale.

In primo grado la pena era stata di 16 anni, poi ridotta dalla corte d’appello di Ancona con l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi, decisione confermata dalla Cassazione nel 2019. Parallelamente, la moglie e il figlio della vittima, assistiti dall’avvocato Felice Franchi, avevano avviato un’azione civile chiedendo un risarcimento di un milione di euro al Ministero della giustizia, a tre agenti di polizia penitenziaria in servizio quel giorno e al direttore del carcere dell’epoca.

Il Tribunale di Ancona, nel dicembre 2023, aveva però rigettato la domanda, escludendo profili di responsabilità a carico dell’amministrazione. I giudici di secondo grado hanno invece accolto l’appello, ricostruendo la vicenda nell’alveo della responsabilità da “contatto sociale”. Secondo la Corte, a fronte di una precedente segnalazione relativa all’uso e al possibile traffico di sostanze stupefacenti nella cella numero 9, l’amministrazione avrebbe dovuto intensificare i controlli. Circostanza aggravata dal sovraffollamento e dal fatto che la porta blindata della cella fosse stata chiusa con largo anticipo, impedendo la vista e l’ascolto di quanto avveniva all’interno. Una vigilanza più attenta, secondo i giudici, avrebbe potuto evitare l’aggressione o quantomeno limitarne le conseguenze. La responsabilità dell’autore materiale del delitto, già condannato in sede penale, non esclude quella concorrente dell’amministrazione per l’omessa adozione delle misure di sicurezza dovute.

I risarcimenti - Escluso il danno patrimoniale per mancanza di prove, la Corte ha riconosciuto il danno non patrimoniale, liquidato ai valori minimi tabellari: 207mila euro alla moglie e 226mila euro al figlio, ai quali vanno aggiunti gli interessi maturati. Respinte invece le domande di risarcimento nei confronti dei singoli agenti e dell’ex direttore, con condanna del Ministero della giustizia anche al pagamento delle spese di entrambi i gradi di giudizio.