Corriere Adriatico, 15 marzo 2015
"Non è vero che l'ho colpito tante volte, gli ho dato solo una manata e poi lui è caduto battendo su uno sgabello". Così si è difeso Mohamed Ben Alì, il tunisino di 24 anni accusato di omicidio preterintenzionale in relazione alla morte di Achille Mestichelli, il 53enne ascolano deceduto il 18 febbraio scorso all'ospedale Torrette, dove era stato ricoverato il 13 a seguito di lesioni riportate nel carcere di Ascoli, dove l'uomo era detenuto e dove avrebbe avuto una lite proprio con il tunisino.
Alì è stato interrogato in carcere dal sostituto procuratore Umberto Monti che gli ha più volte contestato il fatto che i risultati dell'autopsia non collimano con la versione di una manata al volto che avrebbe causato la caduta. Monti contesta a Ben Alì l'omicidio preterintenzionale perché "per futili motivi, derivanti dal tono di voce troppo alto, aggrediva il detenuto Achille Mestichelli scagliandosi violentemente contro di lui e colpendolo ripetutamente al capo, al tronco e in altre parti del corpo cagionando allo stesso lesioni personali gravissime (trauma cranico encefalico fratturativo con ematoma epidurale e focolai contusivi multipli, fratture costali multiple) che determinavano la morte del Mestichelli".










