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di Peppe Ercoli

Il Resto del Carlino, 4 agosto 2022

Al tunisino di 36 anni restavano 8 mesi da scontare. Ancora un suicidio è avvenuto nel carcere di Marino, il terzo in sette mesi in un istituto di pena che attualmente ospita un centinaio di detenuti. A togliersi la vita è stato ieri mattina presto un tunisino di 36 anni, più volte carcerato per reati vari e che stava scontando una pena per lesioni, violenza e minacce; gli restavano ancora 8 mesi da trascorrere nella casa circondariale di Ascoli, ma ieri mattina ha deciso di farla finita. L’uomo già sabato scorso era stato protagonista di un tentativo di suicidio; era stato salvato e ricoverato all’ospedale Madonna del Soccorso di San Benedetto, affidato alle cure di psichiatria. Lunedì era stato riportato in carcere.

Precauzionalmente gli agenti di polizia penitenziaria gli avevano tolto le lenzuola di stoffa; ogni detenuto ne ha due in dotazione e le sue erano state sostituite con lenzuola di carta. Ma evidentemente è riuscito a procurarsene una dall’armadietto di un altro detenuto che era con lui nella stessa cella; è andato in bagno e si è impiccato legando il lenzuolo alla finestra. A scoprirlo quando ormai era senza vita è stato un detenuto che ha dato l’allarme. È successo alle 7,30 e non c’erano segnali che potessero far presagire una fine del genere. Alle 6 un agente aveva parlato col tunisino e sembrava tranquillo.

Lo scorso 3 maggio nel carcere di Ascoli si era tolto la vita un marocchino di 21 anni. Stava scontando una pena per reati legati al traffico di stupefacenti e avrebbe dovuto rimanere detenuto fino al 2025, altri tre anni. Lo scorso febbraio era giunto nel carcere ascolano proveniente da quello di Pesaro. Un trasferimento disposto dall’amministrazione penitenziaria proprio per il suo carattere molto irascibile e violento. Nel carcere di Pesaro per quattro volte aveva dato fuoco alla cella dove era detenuto con altre persone. Quindi è stato portato a Marino del Tronto. Quel giorno il giovane ha aggredito tre agenti che nel tentativo di ricondurlo alla ragione sono rimasti contusi con prognosi di 34 giorni. Ha poi iniziato a danneggiare la cella: ha divelto le finestre, rotto i vetri e danneggiato i telai. Una crisi di nervi che verso le ore 18 lo ha portato anche a scardinare il termosifone con l’acqua che ha in breve allagato la stanza. A quel punto gli agenti sono andati a chiudere le valvole; quando sono tornati indietro non l’hanno visto più nella stanza, si sono diretti nel bagno e l’hanno trovato impiccato coi pantaloni al braccio della doccia.