di Teresa Valiani
Il Manifesto, 6 dicembre 2025
L’attacco frontale questa volta è diretto alla magistratura di Ascoli Piceno e campeggia sui social del capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami. “Un gambiano aggredisce le forze dell’ordine, mordendo un dito ad una poliziotta. E il giudice cosa fa? Lo assolve! È sconcertante e vergognosa l’ideologia di certe toghe rosse sempre dalla parte dei criminali”. L’attacco frontale questa volta è diretto alla magistratura di Ascoli Piceno e campeggia sui social del capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, seguendo di un giorno un intervento dello stesso tenore arrivato dal Siulp: “Basta: queste sono leggi assurde. Decisioni completamente distaccate dalla realtà e che minano la credibilità dello Stato e di chi lo rappresenta, ma anche la coesione sociale”.
Immediata la risposta del procuratore Umberto Monti. La prima bordata del magistrato punta sulle “omissioni e distorsioni” della narrazione, mentre l’affondo è per le “considerazioni che appaiono del tutto improprie e sganciate dalla realtà dei fatti”.
Al centro del caso la sentenza del tribunale di Ascoli che ha assolto per incapacità di intendere e di volere per malattia psichiatrica acuta un giovane originario del Gambia che il 7 febbraio aveva staccato con un morso la falange di un dito a una agente di polizia durante l’arresto. “Nel raccontare e commentare la sentenza - scrive Monti - vi sono state diverse omissioni e distorsioni, come se la sentenza avesse assolto l’imputato senza alcuna conseguenza per lui. Nel parlare di “ennesima delegittimazione delle forze di polizia” e di decisione che “mina la credibilità dello Stato e di chi lo rappresenta, ma anche la coesione sociale” non viene detto che l’imputato dal momento del fatto a oggi si trova, su disposizione dell’Autorità giudiziaria, in stato di detenzione”. Commenti a cui, sottolinea il procuratore, “sono seguite considerazioni che appaiono del tutto improprie e sganciate dalla realtà dei fatti, anche da parte di esponenti politici di primo piano”.
Il magistrato ripercorre il caso, ricordando che il giovane, fermato per controlli alla stazione di San Benedetto del Tronto, una volta in commissariato aveva aggredito diversi poliziotti, mordendo al dito l’agente. Ne erano seguiti “l’uso legittimo del taser per l’incontenibile violenza”, la sedazione da parte del 118 e il successivo ricovero in ospedale in codice rosso. La perizia accertava che al momento dei fatti l’imputato era affetto da “psicosi schizofrenica di tipo paranoide in fase acuta con imponenti allucinazioni uditive” e ne dichiarava la pericolosità sociale. “A meno di 10 mesi dai fatti - prosegue Monti - l’imputato veniva assolto “per aver commesso il fatto in stato di incapacità totale di intendere e volere” e veniva applicata in via definitiva la misura di sicurezza detentiva del ricovero in una specifica struttura psichiatrica”. Misura tutt’ora in corso, “confermata dalla sentenza che ha accertato la commissione dei fatti e la pericolosità dell’uomo, e non lo ha liberato ma ha disposto la sua detenzione in una Rems per due anni”: durata “non predefinita” ma sottoposta a “periodiche verifiche sulla pericolosità della persona” che ne potrebbero determinare il rinnovo fino al massimo delle pene previste.









