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di Giovanni Negri


Il Sole 24 Ore, 1 febbraio 2020

 

Sono questi quelli su cui inciderebbe il lodo del premier Conte. Stanno alla fine delle quasi 200 pagine della relazione del nuovo Procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, eppure si tratta di dati inediti e ambiziosi. Si propongono infatti di sfatare alcuni luoghi comuni che inquinano il dibattito, anche di queste settimane, sulla giustizia penale.

Il primo è sul numero delle assoluzioni in primo grado. Tra l'altro quelle sulle quali inciderebbe il lodo Conte in materia di prescrizione. Non è vero allora che la metà dei processi avviati si conclude con un verdetto di assoluzione. In realtà, le assoluzioni vere e proprie sono circa il 20%; nel 2018, dei poco più di 300.00o procedimenti definiti in primo grado, infatti, le condanne sono state 52,5% e le assoluzioni il 20,7 per cento.

Nelle elaborazioni, infatti, nell'unica voce "assoluzioni" erano inseriti esiti del giudizio del tutto diversi tra loro. Oltre all'ovvia, ma significativa, voce dell'estinzione del reato per prescrizione, si sommavano gli esiti derivanti dalla remissione di querela, dalla morte del reo, dall'oblazione, dalla messa alla prova positivamente adempiuta, dalla minima rilevanza del fatto.

Dati che fanno dire a Salvi che "non solo non può trarsene la conclusione che il pubblico ministero eserciti male i suoi poteri (o il giudice i suoi, conclusione pure possibile, senza una adeguata conoscenza del dato), ma può invece affermarsi che funzioni il filtro del giudice. Sotto quale livello statistico si passerebbe dalla critica alle Procure a quella dell'appiattimento del giudice sul pubblico ministero?".

Quanto alla riforma in appello di condanne in primo grado, anche qui i dati testimoniano che di circa 78.00o sentenze di secondo grado, 64.000 sono di condanna, con riforme rispetto al primo grado relative non a un ribaltamento del verdetto quanto alla determinazione della pena, soprattutto.

Salvi che sulla prescrizione considera un "punto critico" della Bonafede la parificazione tra sentenza di condanna e assoluzione per il decorso della prescrizione, assist quindi più o meno volontario al lodo Conte che questa distinzione invece introduce, ha invece bollato "l'effetto criminogeno e di insicurezza che discende dalla mancanza di politiche razionali per l'ingresso legale nel Paese e per l'inserimento sociale pieno di coloro che vi si trovano".