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di Valentina Moro

La Stampa, 15 dicembre 2025

Tra laboratori di scrittura, partite di calcio e teatro: così i detenuti si ricostruiscono una vita. “Non sono stato un bravo figlio, come faccio io a essere un buon papà dentro il carcere?”. Se lo chiedeva spesso Tom quando, mentre era recluso, è nata sua figlia, come ha raccontato in videoconferenza durante il convegno “Oltre le mura” quest’anno dedicato alla genitorialità in carcere. “Come si fa a spiegare a un bambino di 2-3 anni perché il papà non torna a casa il weekend o durante le feste?”.

Per rispondere a domande come queste ha deciso di partecipare al corso in cui ha imparato nuovi modi di essere famiglia. Il convegno è stato organizzato dal gruppo di lavoro coordinato dal garante delle persone private di libertà Domenico Massano insieme a Effatà, associazione di volontariato da anni attiva nella casa di reclusione, e altre realtà che organizzano attività in carcere. Nell’istituto di alta sicurezza di Quarto d’Asti sono 230 i detenuti, la metà ha figli minori di 18 anni. “La sicurezza sta anche nella speranza di un futuro reinserimento sociale del detenuto”, spiega la direttrice della casa di reclusione Giuseppina Piscioneri. Durante l’evento sono stati presentati i numerosi progetti, con particolare focus su quelli volti a promuovere un rapporto positivo con i figli.

Degli esempi? Laboratori di scrittura, teatro, disegno, lingue, ai corsi per imparare un lavoro sono numerose le iniziative. Uno dei progetti più noti è la partita di calcio tra carcerati e i figli. “Abbiamo passeggiato e scherzato. Era come essere fuori”, le parole di Angelo, uno dei padri nella casa di reclusione di Quarto. Lo scopo? Garantire ai bambini il diritto ad avere un genitore anche se questi non è libero. Per i ragazzi avere mamma o papà in carcere è un tabù. Su questo aspetto il progetto regionale Liberi Legami è attivo in 11 istituti piemontesi. Tra gli aspetti essenziali c’è la presenza di spazi neutri in cui i papà possano incontrare i bambini.

“A Quarto a breve sarà inaugurato uno spazio colloqui”, spiega Massano. Ma il rapporto con i figli passa anche dalle attività che si fanno insieme. Racconta Michela Concetti, insegnante del Cpia che nella casa di reclusione tiene il laboratorio di disegno: “Per molti disegnare è un modo per stare con i figli”. Poi ci sono i progetti per l’occupazione come quello insieme alla cooperativa La Strada che con la coltivazione di aglio e pomodoro Cerrato ha dato lavoro a sei persone a Quarto. “Alcuni pomodori sono stati venduti a Londra”, racconta Davide Gioda de La Strada. Tutte iniziative che permettono ai detenuti di ripartire.