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di Daniela Peira

lanuovaprovincia.it, 18 settembre 2026

L’accusa arriva dalla Camera Penale di Asti che ha acceso un faro sulla situazione carceraria italiana in contemporanea in tutte le sedi. E lo fa elencando i numeri di sovraffollamento e non solo. Gli avvocati penalisti scendono nuovamente in campo per accendere l’attenzione sulla situazione carceraria italiana. Problemi che attanagliano tutti i penitenziari, da Nord a Sud, e che loro conoscono bene perché quei luoghi li frequentano ogni giorno nei colloqui con i loro clienti detenuti. E la conclusione è sconfortante: “Viene ritenuto una discarica sociale in cui “nascondere” persone e dimenticarle. Senza investimenti né di persone, né di risorse, né di progetti, né di denaro per le strutture fatiscenti e inadatte”. Lo hanno ribadito gli avvocati Davide Gatti e Alberto Avidano, rispettivamente presidente e vice della Camera Penale di Asti.

“Il problema cronico è quello del sovraffollamento delle celle - sottolinea Gatti - che ormai supera il 100% e in alcune carceri arriva anche al 150%. Già questo, di per sé, dà la misura di come non si faccia nulla per disinnescare il disagio che nasce da una convivenza così stretta in regime di detenzione. E Asti non è da meno”. Anche questa estate, infatti, la Camera Penale di asti, nell’ambito del progetto “Ristretti in agosto” che prevede una visita nelle carceri locali durante il mese più caldo, ha fatto un accesso istituzionale, in delegazione, alla Casa di Reclusione di Quarto.

“Ad Asti su 207 posti di capienza dichiarata - prosegue l’avvocato Gatti - sono presenti 278 detenuti. E va ricordato che non si tratta di un carcere e di detenuti comuni. Ci troviamo nella singolare e unica condizione in cui un tribunale accorpato grande come Asti e Alba non ha una casa circondariale per detenuti in attesa di giudizio e accusati di reati comuni. Solo una piccola sezione, sempre al carcere di Quarto, dove restano in attesa di convalida prima di essere smistati a Torino, Vercelli, Alessandria o anche più lontano”. Con tutto quello che ne deriva in termini di disagio per i colloqui con le famiglie e i costi, anche per i colloqui difensivi.

Quando è stato costruito, il carcere di Asti è stato pensato come Casa Circondariale e non come Casa di Reclusione di Alta Sicurezza con problemi strutturali che riguardano, er esempio, spazi comuni limitati, cortile di passeggio, area trattamentale.

Un carcere che è occupato per la sua totalità da detenuti con pene lunghe o ergastoli da scontare che provengono dalle regioni meridionali, a seguito di processi e condanne per criminalità organizzata. Non avendo collegamenti pubblici diretti, un problema sollevato dai penalisti è quello dell’accesso delle famiglie per i colloqui che arrivano in bus fino a Quarto e poi devono farsi un lungo pezzo a piedi su una statale molto trafficata e pericolosa. Stesso problema, peraltro, per i detenuti lavoratori.

Ma i numeri non finiscono qui. A fronte di 78 detenuti in più del previsto, ci sono 31 agenti di polizia penitenziaria in meno rispetto alla pianta organica (che è comunque calcolata sul massimo della capienza dichiarata). E i sindacati di polizia continuamente lanciano l’allarme sul rischio che corrono ogni giorno in questa cronica carenza di personale che deve fronteggiare detenuti pericolosi e che, spesso, non hanno più nulla da perdere. Anche sul fronte degli educatori le cose stanno male: ne sono previsti 7 e che ne sono solo 3 in servizio effettivo.

“Noi sappiamo che tutto il personale che, a vario titolo, lavora in carcere fa del suo meglio e dimostra ogni giorno buona volontà, comprensione e disponibilità - ha commentato l’avvocato Avidano - ma mancano drammaticamente investimenti di ogni genere sul mondo carcerario. Che è complesso e sofisticato. La nostra Costituzione lo definisce un luogo di espiazione ma anche di recupero per un reinserimento sociale di chi ha sbagliato, peccato che oggi venga considerato una “discarica sociale” di cui non occuparsi e sul quale non spendere soldi. Non capendo - prosegue - che questo disinteresse ha una ricaduta su tutta la società”.

Quali soluzioni? La Camera Penale di Asti ne individua due: una dotazione adeguata di mezzi, servizi e personale, oppure si allevia la pressione carceraria. Oggi già esistono alternative alla reclusione ma sono frapposti molti ostacoli e gli uffici che se ne occupano, manco a dirlo, sono pochi e sotto organico, impossibilitati a stare dietro a tutte le richieste.

Il paradosso di chi continua a restare in carcere anche dopo che ha scontato la condanna - Ci sono poi meccanismi che ai più non sono noti ma che denotano anche le storture di un sistema che, sulla carta, punta al reinserimento, ma nella realtà non fa che peggiorare le condizioni dei detenuti. È sempre la Camera Penale di Asti a parlarne, dopo una visita al carcere di Alba, sempre ad agosto. Quella di Alba è una struttura di Reclusione e Casa di Lavoro. Vi sono reclusi coloro che, scontata la pena inflitta dai giudici, sono sottoposti ad una misura di sicurezza che prevede che debbano ancora essere sottoposti ad un periodo di “osservazione” prima della libertà completa; periodo da passare già con un lavoro esterno. La cosa paradossale che non vi è un limite massimo in cui un ex detenuto può essere sottoposto a questa misura che viene valutata una sola volta all’anno dal Tribunale di Sorveglianza che decide se prolungarla oppure se “chiuderla” e lasciare l’uomo in libertà. Il problema è che di lavoro a ex detenuti sono in pochissimi a offrirne per valutare la capacità di reinserimento nella società, così, se un ex recluso non ha offerte, deve aspettare un altro anno per tornare davanti al giudice di sorveglianza, rimanendo nella Casa di Lavoro in condizioni meno restrittive del carcere ma senza libertà. E per qualcuno questo va avanti da anni.

“Non potete immaginare le storie che ci hanno raccontato questi particolari tipologie di reclusi - dice l’avvocato Gatti - Colloqui drammatici fra noi difensori e loro che non vedono mai la fine della detenzione nonostante sia magari da anni che hanno terminato di scontare la loro pena”. Di questo e del mondo carcerario attuale, che ricomprende anche i tristi suicidi in cella di cui aumenta il bilancio di anno in anno, parleranno tutte le Camere Penali d’Italia in una giornata di studio che si terrà sabato a Firenze; l’obiettivo è di uscire dall’incontro con un appello alla politica richiamando l’obiettivo del carcere così come previsto dalla nostra Costituzione. La scelta di Firenze non è un caso: il Tribunale di Sorveglianza del suo distretto ha sollevato un quesito costituzionale proprio sulle condizioni di carcerazione.