di Valentina Moro
La Stampa, 30 marzo 2026
Interrogazione parlamentare della senatrice Pd Cecilia D’Elia: “Queste decisioni sono una macchina per le recidive”. I cancelli del carcere di Asti non si apriranno per gli studenti, stesso destino di molti altri istituti dopo la direttiva del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) che ha limitato le attività culturali nei regimi di alta sicurezza. “Decisioni come queste sono una macchina per la recidiva”, l’accusa netta della senatrice del Partito Democratico Cecilia D’Elia, capogruppo alla Commissione cultura, che sulla questione ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Iniziative culturali che coinvolgono i ragazzi da un lato hanno una grande funzione educativa e civica per gli studenti che entrano in carcere e conoscono quella realtà, dall’altro sono una risorsa fondamentale per la rieducazione dei detenuti, per loro significa lavorare su se stessi”, spiega D’Elia.
Gli spettacoli preparati per le scuole - Nell’istituto di Quarto quest’anno si sarebbe dovuto mettere in scena “Il treno ha fischiato” di Pirandello e una commedia in napoletano scritta da uno dei carcerati per gli studenti maggiorenni delle superiori e dell’università. Ma la richiesta è stata respinta e gli spettacoli preparati per le scuole saranno rivolti ai compagni di cella, con grande delusione degli attori coinvolti e di Agar, gruppo teatrale che da tre anni promuove il corso in carcere. L’interrogazione porta l’esempio di Saluzzo, Rebibbia e Padova, ma la casa di reclusione di Quarto ha vissuto la stessa problematica: percorsi volti a dare ai reclusi uno spazio per esprimersi e che quest’anno saranno sospesi.
Il divieto nella circolare della Dipartimento penitenziario - Tutto è partito dalla circolare dello scorso ottobre in cui il Dap ha aumentato le restrizioni per le attività negli istituti ad alta sicurezza. La direttiva era subito stata segnalata dal garante dei detenuti di Asti, Domenico Massano, come preoccupante per lo svolgimento delle iniziative che coinvolgono la struttura di Asti. Per motivi di sicurezza, tutte le domande avrebbero dovuto essere approvate a livello centrale. “Non mi risulta che ci siano mai stati problemi di sicurezza - continua la senatrice dem -. In realtà più lavoro si riesce a fare per dare alla pena un valore rieducativo, più si agisce per la tutela di tutti e tutte. I dati ci dicono che le persone coinvolte in attività in carcere hanno minore facilità di tornare a commettere dei reati”. “La direzione purtroppo è chiara - commenta il garante di Asti - l’idea, per l’alta sicurezza, è limitare, se non escludere, i contatti con la comunità esterna. Questo non è coerente con il dettato costituzionale”.









