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di Selma Chiosso

La Stampa, 30 ottobre 2023

Asti entra in carcere e abbraccia un’umanità dolente. Il carcere si trova a Quarto, da qualche anno ha cambiato pelle e da casa circondariale è diventato istituto ad alta sicurezza. Ospita circa 300 detenuti, ergastolani o con pene lunghissime da scontare, soprattutto per reati di mafia.

Al di là del muro c’è un mondo abitato anche da educatori, poliziotti, volontari, impiegati. Grazie alla direttrice Giuseppina Piscioneri (che ha la reggenza anche di Vercelli e Alba) e agli amministratori cittadini, nel muro si è aperta una porta. La chiave è il progetto “La città entra in carcere”: un ventaglio di iniziative che vanno dal teatro al corso di cucito, dal lavoro, allo studio. Il sindaco Maurizio Rasero, la direttrice Piscioneri, Beppe Passarino di Effatà, lo hanno spiegato bene: “Il carcere fa parte della città, è giusto interagire e conoscerci a vicenda, al di là dei luoghi comuni. Molti detenuti provengono da altre regioni, alcuni dei parenti si sono trasferiti ad Asti.

Una realtà che non può restare avulsa dal contesto sociale. Interagire darà risultati per tutti”. Il primo giro di chiave, che apre invece di chiudere, è il teatro. Una osmosi tra il Teatro Alfieri e il carcere che diventa palcoscenico. Delfino Pellegrino, regista, spiega: “Siamo partiti dal fatto che divertire deriva dal latino e significa volgere, andare altrove”. Altrove: oltre le sbarre, oltre una vita di “prima”. Parole catartiche che i detenuti hanno scelto per loro e come titolo della rassegna: “Teatro Oltre”. “Vi avessi conosciuto prima, la mia vita sarebbe stata diversa”, oppure “Avessi incontrato il teatro 30 anni fa non sarei qui”. Sono alcune delle frasi dei detenuti che per mesi, due ore alla settimana, preziose più dell’oro hanno lavorato con i volontari per realizzare lo spettacolo Silvana Nosenzo: “Per due ore alla settimana il laboratorio teatrale ha regalato leggerezza e felicità, ma ha preteso anche studio, disciplina, impegno. Nella prima parte della pièce ci sono brani, poesie, racconti, nella seconda una piccola commedia “Un picnic di tre disperati”. Lo spettacolo andrà scena in carcere il 18 novembre alle 10. Una “prima” per tutta la città, realizzata in collaborazione con il Teatro Alfieri e l’assessorato alla Cultura. Si entra con prenotazione obbligatoria (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. con copia della carta di identità). Ingresso 10 euro alla biglietteria del Teatro Alfieri.

Ingresso 10 euro alla biglietteria del Teatro Alfieri. Quando il cuore è un valore aggiunto: il 7 di novembre lo spettacolo andrà in scena in carcere, in una edizione riservatissima, dove gli spettatori saranno esclusivamente i parenti dei detenuti. Nosenzo: “Essere sul palco sarà motivo di orgoglio, un modo diverso, una veste nuova per presentarsi ai propri cari”. Poi un’ora di colloquio e un piccolo rinfresco. Un’ora di vita regalata. In primavera il teatro entrerà in carcere con spettacoli della rassegna in cartellone all’Alfieri e al Civico di Moncalvo. Teatro anche con lo spettacolo “Fine pena ora” (cartellone Teatro Stabile di Torino) che nello stesso giorno sarà visto sia dagli studenti del Monti che dai detenuti: un altro ponte. Intanto si preparano i corsi e piace molto quello di cucito. Perché il carcere è uno scampolo di mondo dove la vita continua: oltre a scontare la pena, si lavora, studia, ci si laurea. Ci sono battesimi, cresime, matrimoni. Tutto avviene in modo diverso, imbrigliato dalle regole strette della burocrazia e della sicurezza, per cui tutto deve essere autorizzato e analizzato. Ma succede.