sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Selma Chiosso

La Stampa, 4 gennaio 2025

Il dossier presentato in Regione dai Garanti dei detenuti evidenzia problemi strutturali e in alcuni punti piove dentro. Il carcere di Asti, compie 34 anni e dal 2016 ha cambiato qualifica diventando un istituto ad Alta sicurezza. È diretto da Giuseppina Piscioneri, il comandante della polizia penitenziaria è il commissario Leonardo Colangelo. Il numero dei detenuti varia di giorno in giorno, al momento è di 250. Gli anni corrono veloci ma alcuni problemi restano endemici. La fotografia emerge dal dossier presentato in questi giorni da Bruno Mellano, Garante regionale dei detenuti con i garanti comunali piemontesi. Ad Asti i problemi sono soprattutto strutturali e di organico. In alcune parti dell’istituto piove dentro, altre aree sono “colonizzate” dalla muffa.

Bruno Mellano e Paola Ferlauto (Garante comunale) confermano: “Nelle aule della scuola e in infermeria sono evidenti i segni di infiltrazioni delle acque piovane. I locali doccia sono sovrautilizzati rispetto alle previsioni a causa del sovraffollamento, sono insalubri, con significative infiltrazioni d’acqua nei piani sottostanti. Appare urgente e necessario un programma di interventi di ristrutturazione”.

La mancanza di personale - La mancanza di personale incide sull’inutilizzo di alcune stanze sopra l’infermeria. Continuano i garanti: “Lo abbiamo già segnalato nei due precedenti dossier. L’area nonostante l’indubbia esigenza di locali continua a non essere fruibile per carenza di personale. Un problema che potrebbe essere risolto con un sistema di videosorveglianza che libererebbe spazi preziosi”.

Oltre che con la pioggia i conti si devono fare anche con il caldo. Nelle sezioni detentive mancano i condizionatori e soprattutto al terzo piano d’estate fa caldissimo. L’elevata temperatura è insopportabile il forte n disagio si ripercuote su tutti. Altre problematiche investono l’esterno: resta inutilizzata l’area giochi in origine destinata ai colloqui dei detenuti con bambini. Il carcere inoltre è difficile da raggiungere. Si trova a Quarto e mancano collegamenti pubblici. L’unico mezzo di trasporto per chi arriva in treno è il taxi. Un problema ciclico, se ne parla da anni ma nessuno ha mai trovato una soluzione.

E mentre il cortile si presenta in ordine e accogliente, la zona vicino all’ingresso dove i visitatori attendono i loro turno per entrare è squallida. Aggiungono i garanti: “Nel balletto delle responsabilità e competenze, continua ad essere estremamente inadeguata e spesso francamente indecente l’area esterna all’ingresso in istituto: una sola panchina senza alcun servizio di accoglienza, per mesi coperta da erbacce e per un lungo periodo anche transennata per il pericolo di caduta dei rami. Rimane quindi tuttora aperta e sanguinante la ferita dei parenti in visita, costretti a bivaccare all’esterno in attesa del turno di ingresso prenotato, con il solleone o con il gelo, con la pioggia o con la neve”.

Le proteste dei sindacati - Nel corso dell’anno sono state tante le proteste di tutte le sigle sindacali della polizia penitenziaria per quanto riguarda la carenza di organico. Nonostante qualche assunzione o personale in distacco resta cronica la mancanza di sottufficiali. Sguarniti anche alcuni uffici come la Ragioneria, situazione che ingolfa e rende difficoltoso il disbrigo delle pratiche burocratiche. Ogni atto in carcere deve essere autorizzato e la mole di lavoro è immensa. Non solo ombre: il dossier mette in luce anche alcuni aspetti positivi legati allo studio, alle attività, al lavoro. Luci e ombre, il carcere è un mondo a sè, dove l’abnegazione di tutti e la forza del volontariato ogni giorno fanno miracoli.