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di Selma Chiosso

La Stampa, 7 marzo 2025

I dirigenti dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” hanno visitato la Casa di Reclusione ad Alta sicurezza. Gli avvocati Gatti e Capra della Camera penale: “I magistrati di sorveglianza incontrino i detenuti in istituto”. “La prima impressione è stata quella di un sommergibile”. “A me è sembrata una cattedrale nel deserto”. Così è sembrata la Casa di Reclusione ad Alta sicurezza di Asti visitata dai dirigenti dell’associazione Nessuno tocchi Caino. Nel loro viaggio sono stati accompagnati dagli avvocati Davide Gatti e Roberto Capra presidenti delle Camere penali di Asti e Torino e Bruno Mellano garante regionale dei detenuti. Diverse le problematiche emerse, alcune croniche come gli organici ridotti, altre nuove come il diritto all’affettività.

“Ma una è la madre di tutte: il sovraffollamento”, ha evidenziato Capra. Lo confermano i numeri. Elisabetta Zamparutti, segretaria di Nessuno tocchi Caino: “La capienza del carcere è di 207 detenuti, attualmente sono 248”. Un dato sotto la media nazionale, ma significa che in una cella pensata per una persona ne abitano due. Spazio chiuso e convivenza forzata fanno esplodere tensioni, disagi, depressione, rabbia. Le conseguenze possono essere mortali: i suicidi nelle carceri italiane sono in aumento e riguardano tutti, carcerati e poliziotti.

La carenza di organico - La mancanza di personale frena drasticamente tante iniziative e blocca l’utilizzo delle strutture. “La sala hobby è chiusa; il parco giochi per fare incontrare i papà con i bambini non si può sfruttare, il campetto da calcio viene usato solo in rare occasioni”, ha evidenziato Bruno Mellano. Zamparutti: “La pianta organica prevede che l’organico della polizia penitenziaria sia di 167 persone.

In servizio ce ne sono 109 ma da questi bisogna sottrarne 24: cinofili e addetti ai trasporti che quindi non possono prestare servizio in istituto”. Inoltre bisogna conteggiare ferie, mutua, permessi, servizi esterni con altre forze dell’ordine, piantonamenti in ospedale. Un organico che si assottiglia sempre più come da anni sottolineano i sindacati. La Ragioneria sguarnita è una spina nel cuore della direttrice Giuseppina Piscioneri. Significa un rallentamento della contabilità e delle pratiche burocratiche che sono un po’ il motore di progetti e iniziative.

I problemi sanitari - Sono 225 i detenuti con sentenze definitive, 40 gli ergastolani. Persone che devono scontare reati gravissimi, soprattutto di mafia, quindi: pene lunghe e età che avanza. Zamparutti: “Servirebbe un geriatra che non c’è”. Mellano annuncia una buona notizia. “Da tempo era stato chiesto uno psicologo per assistere i detenuti in entrata. Mi risulta che la Regione abbia imposto all’Asl di Asti di organizzarsi”. Gli avvocati Gatti e Capra: “Sono 4 o 5 i detenuti che usufruiscono dei permessi e solo il 15% lavora. Gli universitari iscritti a Giurisprudenza sono una decina. Abbiamo stipulato un accordo con l’Università di Torino per la formazione”.

Poi: “I magistrati di sorveglianza devono venire in carcere e incontrare i detenuti. Non basta il diritto penale serve umanità dal vivo e non da remoto”. Sulle celle raccontano: “Un astigiano trasferito a Tempio Pausania avendo scontato ad Asti giorni in una cella troppo piccola ha chiesto e ottenuto lo sconto di alcuni giorni. Tornato ad Asti ha riformulato la domanda che è stata respinta. La cella era la stessa”.La presidente Rita Bernardini e il segretario Sergio Elia: “ Visitiamo le carceri del Piemonte, bisogna fare emergere le sacche di illegalità, il diritto umano è fondamentale per tutti. Il sistema carcere va riformulato. Sulla questione dei magistrati di sorveglianza presenteremo una interrogazione al ministro”. Mellano ha ricordato Mariangela Cotto che con il sindaco si era opposta alla costruzione di un secondo istituto: “Sarebbero raddoppiati i problemi e lo volevano fare in zona esondabile”. Sommergibile.