di Valentina Moro
La Stampa, 10 novembre 2025
Il Dap impone l’ok da Roma su laboratori culturali organizzati da esterni negli istituti ad alta sicurezza. Nessuna attività con l’esterno per i detenuti se non si ha il via libera dal Dap a Roma. La burocrazia mette a rischio la possibilità di fare iniziative nelle carceri se coinvolgono persone esterne. Dagli spettacoli teatrali ai laboratori di scrittura o pittura con gli studenti fino alle presentazioni dei libri. Ogni attività che prevede la presenza di soggetti da fuori - e non già registrati - negli istituti penitenziari di alta sicurezza come quello di Quarto d’Asti dovrà passare dalla Direzione centrale della capitale. Ad annunciarlo è una nuova circolare del ministero della Giustizia, pubblicata negli ultimi giorni. Un cambio radicale. Infatti finora i permessi venivano vagliati sul piano regionale.
“Questa burocratizzazione creerà un “effetto imbuto” - commenta Domenico Massano, garante dei detenuti di Asti - allungando i tempi di autorizzazione si rischia di ritardare, se non bloccare, lo svolgimento di diverse attività”. Contro la direttiva si sono espressi anche i magistrati di sorveglianza e numerosi famigliari di vittime di terrorismo e criminalità organizzata, tra cui le figlie di Aldo Moro e Paolo Borsellino.
“In un sistema carcerario in grave crisi - aggiunge il garante - con un numero sempre più tragico di suicidi, questa circolare rischia di disincentivare la partecipazione della società esterna”. nLa direttiva vale anche per tutti i detenuti in regime di media sicurezza che si trovano in carceri ad alta. La richiesta per l’autorizzazione dovrà arrivare con “congruo anticipo”, una specifica giudicata poco chiara. Sulla norma è meno critico il sindacato della polizia penitenziaria.
“Sicuramente limiterà la scorrevolezza delle attività - dice Carmelo Passafiume, vicesegretario regionale Piemonte e Valle d’Aosta Osapp - ma sarà anche una compartecipazione di assunzione di responsabilità da parte degli organi centrali”. E continua: “Capita che in una partita tra carcerati e ragazzi si abbiano solo cinque agenti a sorvegliare”.
“Sicuramente questa circolare è stata dettata da motivi di sicurezza, gli agenti sono troppo pochi, ma non era necessaria”, dice Daniela Borsa, volontaria di Effatà, che organizza progettualità all’istituto penitenziario di Quarto. E ribadisce: “I tempi si allungheranno e alcune attività salteranno come è già successo a Padova dove un evento già approvato da tempo è stato bloccato”.










