di Lorenzo Germano
La Repubblica, 15 gennaio 2026
Tre interpellanze a Nordio sul 38enne che si è tolto la vita in cella ad Asti: era stato arrestato per aver graffiato il dito di un carabiniere. C’è una domanda che da due settimane scuote le coscienze, attraversa la politica e ora arriva fino al ministro Nordio. Poteva essere evitato il suicidio di Christian Guercio, il detenuto di 38 anni che lo scorso 29 dicembre si è tolto la vita nel carcere di Quarto d’Asti? Lo sta verificando l’avvocato Maurizio La Matina che ha chiesto copia dei verbali per ricostruire ciò che è successo la notte di Santo Stefano. In parallelo, sono state presentate tre interpellanze: quella dei parlamentari Avs Marco Grimaldi e Ilaria Cucchi, quella, regionale, di Alice Ravinale e quella dei consiglieri comunali del centrosinistra di Asti Vittoria Briccarello. Mauro Bosia, Mario Malandrone e Michele Miravalle.
Christian Guercio era un dj astigiano. Fin da bambino gli era stato diagnosticato un “disturbo oppositivo provocatorio” e negli ultimi mesi soffriva di depressione e tossicodipendenza: una situazione nota all’Asl e al Serd, così come i suoi tentativi di suicidio. Il 26 dicembre era a casa dei genitori. Verso le 4 e mezza di mattina, in stato di alterazione, aveva perso conoscenza: i familiari avevano chiamato l’ambulanza. Insieme ai soccorritori era arrivata una pattuglia dei carabinieri, secondo una prassi spesso adottata.
Qui il cortocircuito: alla vista delle divise, Christian si era alterato, i militari avevano chiamato rinforzi mentre i vicini, sentendo il frastuono, avevano allertato il 112. Nel tentativo di contenerlo, un carabiniere era stato graffiato a un dito. Il dj era stato ammanettato alle caviglie e ai polsi, e portato al pronto soccorso, senza maglietta e senza familiari. Non risulta che sia stato sottoposto a una visita psichiatrica. Poco dopo le 10 era stato dimesso, ancora in “stato confusionale e di agitazione”.
Invece di ricevere un trattamento sanitario, era stato portato in caserma e poi in carcere, con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale per quel graffio al carabiniere (a cui erano stati diagnosticati zero giorni di prognosi). Il 29 il fermo era stato convalidato, senza misure alternative. L’ultimo a vederlo era stato il suo avvocato. Poco dopo le 19, era stato trovato morto: si era tolto la vita.
“Stiamo ricostruendo la catena degli eventi - spiega l’avvocato La Matina. Non credo andasse dimesso in quelle condizioni né portato in carcere. Sarebbe stato sufficiente che le forze dell’ordine si rendessero conto di avere a che fare con un ragazzo intossicato in modo acuto”. La tragedia deve avere un esito costruttivo: “Il disagio psichico e la tossicodipendenza non vanno curati attraverso la detenzione. Da tempo si chiede che ad Asti torni un carcere per detenuti comuni”. Si unisce la battaglia politica: “Siamo di fronte a un intervento sanitario che si è trasformato in un’operazione di polizia. È necessario che l’Asl chiarisca se sono state rispettate tutte le cautele per un paziente con note fragilità” dice Ravinale. “Questa vicenda appare terribile e molto opaca. Al fianco della famiglia di Christian, chiediamo verità e giustizia”, ha aggiunto la senatrice Cucchi.










