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di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 15 marzo 2026

Venti dei 260 detenuti del penitenziario di massima sicurezza avevano preparato una rivisitazione de Il treno ha fischiato di Pirandello. Erano previste 3 repliche, con il tutto esaurito. A 20 giorni dalla prima il Dap ha fermato tutto. Il Garante: “Nessuno ci ha detto il perché”. La presidente del teatro: “Sconforto tra i detenuti, ora reciteranno davanti ai familiari. Ma il dialogo tra reclusi e studenti è il vero modo per prevenire la microcriminalità”. Si erano identificati nel signor Belluca i venti attori di Teatro Oltre, progetto che va avanti da tre anni nel carcere di massima sicurezza di Asti. I detenuti avevano visto un pezzetto della loro esistenza nel personaggio di Pirandello che a un certo punto, dopo anni di umiliazioni, decide di prendere in mano la propria vita.

Senza stravolgerla, ma dettando le condizioni per rimettersi al centro. Gli attori erano pronti a recitare lo spettacolo ripreso dalla novella pirandelliana Il treno ha fischiato davanti a 270 studenti delle scuole della provincia di Asti. Tutti ragazzi maggiorenni che avevano aderito a un’iniziativa che negli anni ha portato solo frutti buoni. “Era tutto pronto - racconta a HuffPost Silvana Nosenzo, presidente di Agar, il teatro che ha dato vita al progetto - avevamo organizzato già quattro repliche, tutte inserite nel cartellone del teatro, che avevano fatto il tutto esaurito. Ma venti giorni prima, prevista per il 17 marzo, è saltato tutto. È inaccettabile”.

Il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non ha autorizzato i ragazzi a entrare in carcere per assistere allo spettacolo nel teatro interno. Si tratta dell’ennesimo episodio di una stretta voluta da Roma. Che segue, come abbiamo raccontato, due filoni: impedire l’incontro in carcere tra i giovani e i detenuti e centralizzare negli uffici romani le autorizzazioni per le attività culturali che si svolgono all’interno dei penitenziari dove ci sono detenuti in alta sicurezza. A decidere è più l’apparato locale, che conosce le realtà carcerarie dove il progetto si svolge, ma l’ufficio alle dirette dipendenze del ministero della Giustizia.

Ma con quali motivazioni è stato negato l’accesso ai ragazzi in carcere? “Non lo sappiamo - dice a HuffPost Domenico Massano, garante dei detenuti di Asti - non ci è stato spiegato il perché. Ho scritto anche una lettera aperta a Ernesto Napolillo, vertice della Direzione generale dei detenuti, ma non ho ricevuto risposta”.

Per non disperdere il lavoro fatto dagli attori, gli organizzatori sono riusciti a farli recitare lo stesso, ma con un altro pubblico: i compagni di pena, i volontari e i familiari: “Lo abbiamo fatto - spiega Nosenzo - anche per rimediare allo sconforto dei detenuti, che recitando scoprono parti di loro che non conoscevano. Pensi che la seconda parte dello spettacolo è stata scritta da un detenuto napoletano: è una commedia. Quando è entrato in carcere non avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe riuscito a fare una cosa del genere”.

Il garante Massano evidenzia che questo tipo di attività “hanno rilevanza costituzionale, perché rispondono al principio rieducativo della pena, e hanno avuto buoni riscontri”. Si svolgono, peraltro, in un contesto complesso: “Il nostro carcere subisce un pesante sovraffollamento: ci sono 260 detenuti su 207 posti, a questo si aggiungono le carenze di organico. Se si penalizzano anche le attività culturali si comprime ancora di più la possibilità di andare oltre la pena afflittiva”. Nosenzo ricorda quanto l’incontro tra studenti e detenuti abbia giovato a tutti: “Abbiamo visto ragazzi di 18 anni piangere sentendo le storie dei reclusi. Questo tipo di dialogo, oltre ad aiutare i detenuti, è il vero strumento di prevenzione della microcriminalità”.