di Riccardo De Vito*
Il Dubbio, 4 dicembre 2019
Gli osservatori esterni e la stampa hanno notato, nella mozione dell'Anm, un'inversione di rotta sul tema dell'interruzione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. C'è da credere, tuttavia, (o da auspicare) che la mancata precisazione, nella mozione finale, delle necessaria contestualità di interventi tra interruzione della prescrizione e riforma del processo penale sia il frutto di una sintesi un po' troppo frettolosa. La relazione del Presidente Poniz aveva espresso in maniera alta il punto di mediazione raggiunto nel dibattito all'interno della magistratura, un dibattito acceso e ricco di punti di vista eterogenei.
È bene ritornare sulle parole di quella relazione: "la riforma della prescrizione - svincolate dall'insieme di riforme strutturali necessarie, come infatti da noi contestualmente richieste, ed inserita incidentalmente nel testo di una legge (cd. Spazza-corrotti) che disciplina materia affatto diversa - rischia di produrre squilibri complessivi". Credo che questo punto debba rimanere fermo, perché inclusivo e rappresentativo di tutte le posizioni emerse.
L'idea che l'Associazione abbia modificato il proprio approdo in un tema così delicato dopo che il ministro Bonafede ha espresso al Congresso la sua contrarietà alla separazione delle carriere e al sorteggio come metodo di selezione dei componenti del Csm, pur scaturendo da una certa confusione cui ha contribuito quella sintesi infelice di cui si è detto, non può essere avvalorata. Sarebbe una flagrante smentita di quella indipendenza della magistratura dalla politica rivendicata con forza dal Congresso nazionale. Sarebbe, poi, in contrasto con la scelta - anche questa testimoniata dall'assise nazionale - di offrire il proprio contributo al dibattito politico sulle riforme partendo sempre dalla cultura delle garanzie e dallo specifico di giuristi arricchiti dall'esperienza quotidiana.
E l'esperienza quotidiana, in materia di prescrizione e processo penale, dice cose molte chiare, molto bene evidenziate dall'approfondito parere reso dal Csm con delibera del 19 dicembre 2019: "A sistema giudiziario invariato non può inoltre escludersi che i gradi di giudizio successivi al primo, all'esito del quale interverrà la causa di sospensione della prescrizione, si svolgano più lentamente che in passato, venendo meno uno dei principali fattori che determinano, di norma, un'accelerazione dei tempi di definizione dei processi, legato al pericolo di prescrizione del reato sub iudice". Di qui, prosegue il parere, "il rischio di un effettivo allungamento dei processi all'esito della introduzione di detta modifica", che "avrà importanti ricadute anche sulla posizione delle vittime di reato e degli imputati".
Sono questi i problemi che sono dietro le avvertite parole del Presidente Poniz, nel momento in cui invoca contestualità di interventi tra interruzione della prescrizione e riforma acceleratoria del processo penale. Si scoprano, dunque, le carte in materia di processo penale, per capire come renderlo efficiente e conforme a quella giustizia europea che si invoca a sostegno di ogni intervento riformatore. Appare fin troppo evidente che intervenendo sul processo penale in maniera seria e concreta, all'esito di un dibattito pubblico e celere, il problema della prescrizione può risultare di fatto sdrammatizzato. Personalmente credo che il rischio, altrimenti, sia di non avvicinarsi all'Europa, ma di allontanarsi soltanto dalla Costituzione.
*Presidente di Magistratura democratica









