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di Seby Spicuglia

La Sicilia, 24 febbraio 2026

“Purtroppo a fare sindacato vero si pagano prezzi cari”. È la posizione durissima di Nello Bongiovanni, delegato provinciale Uspp, il sindacato della polizia penitenziaria, dopo aver ricevuto il benservito dalla segreteria nazionale che gli ha revocato l’incarico. Il motivo - come si legge nelle motivazioni - sta tutto nell’aver diramato un comunicato stampa nel quale si denunciavano le (presunte) morti per overdose di alcuni detenuti nel carcere di Augusta. Morti che si sarebbero manifestate in soli quindici giorni “presumibilmente per overdose”, e per le quali Bongiovanni specificava che “nessuno vuole addossare responsabilità però ritengo giusto e doveroso fare una giusta riflessione”.

Non solo: nel comunicato incriminato, Bongiovanni affermava che “il sistema penitenziario in generale a mio avviso oramai è allo sbando totale, gli agenti riescono con enormi difficoltà a coprire addirittura non tutti i posti di servizio”.

Poi ricordava come “la Cassazione ha sancito la condotta omissiva colposa dell’amministrazione penitenziaria, per non aver adottato le misure idonee a controllare l’ingresso degli stupefacenti nella struttura e non aver effettuato adeguati controlli sanitari al soggetto”. Bongiovanni ha toccato “fili spinati”. “Gli stessi di qualche anno fa, quando feci emergere due morti per sciopero della fame al carcere di Augusta. Adesso casualmente scopro due morti presumibilmente per overdose. Nel primo scopro che la Procura ha aperto un’indagine per omicidio colposo. Dopo il mio comunicato il mio segretario regionale mi comunica che la mia carica viene revocata dal segretario nazionale. Ho toccato dei tasti che non dovevo, mettendo in difficoltà il sindacato nazionale”.

Non è la prima volta che Bongiovanni ha problemi a seguito delle sue denunce. “Sì, ma quando ero nel sindacato precedente, il Sippe, i problemi sono stati nell’ambito lavorativo. Valutazione annuale diminuita e comportamento antisindacale per il quale capo del Dipartimento è stato condannato. Mi facevano ritorsioni, danneggiando la mia carriera”.

Nonostante ciò è andato avanti. “I diritti della Polizia Penitenziaria e del sistema penitenziario sono il mio vangelo. Dai colleghi piena solidarietà, ma hanno paura e stanno in silenzio, sia colleghi normali sia colleghi sindacalisti. In tutti gli istituti non si deve sapere che la Polizia Penitenziaria è allo sbando totale, senza una guida. Per quanto riguarda l’utenza, si parla di rieducazione ma non è possibile che vi sia, ma il messaggio che passa è che il detenuto può fare tutto ciò che gli pare, a discapito dei suoi stessi diritti”.

Ma che vuol dire tutto ciò? “Noi siamo in balia del detenuto, perché ormai sa benissimo che può fare qualsiasi cosa. Però c’è una cosa che mi lascia davvero perplesso: come è mai possibile che due morti per sciopero della fame e due presumibilmente per overdose vengono fatti emergere da un sindacalista e non dagli organi competenti?”. Una domanda: come fa la droga ad entrare in carcere? Non ci sono i dovuti controlli? “Purtroppo ormai il personale a stento riesce a ricoprire i porti di servizio, perché nella maggior parte dei casi un collega deve ricoprirne 2 o 3, e di conseguenza ci va di mezzo la sicurezza dell’istituto”.