sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

La Sicilia, 22 marzo 2026

Nella Casa di reclusione di Augusta si è registrata la morte di un altro detenuto. Francesco C., 41 anni, messinese, stava scontando la pena di 6 anni e 8 mesi di reclusione e secondo i familiari necessitava di cure adeguate che la detenzione in carcere non poteva garantirgli. Dopo un primo rigetto della richiesta di scarcerazione, si attendeva una nuova decisione da parte del giudice, ma nel frattempo il detenuto non ce l’ha fatta.

La vicenda ha origine il 23 gennaio scorso, quando il magistrato di Sorveglianza di Messina si era pronunciato su un’istanza urgente presentata dalla difesa mentre l’uomo era recluso nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto. La richiesta mirava a ottenere la sospensione della pena o la possibile concessione degli arresti domiciliari, sulla base di condizioni di salute ritenute particolarmente gravi. Nonostante ciò il 18 marzo, quasi due mesi dopo, la vittima è morta ad Augusta, istituto dove, nel frattempo, era stato trasferito. La Procura aretusea ha aperto un’indagine per accertare le cause della morte e verificare eventuali responsabilità.

La vicenda riaccende il dibattito sulla gestione dei detenuti affetti da disturbi psichiatrici e mette in luce le criticità del sistema penitenziario. “Nella sezione in cui era stato trasferito il detenuto - dice Giovanni Villari, garante dei detenuti - c’è una situazione delicata per la presenza di diversi detenuti con problemi psichiatrici le cui condizioni provocano uno stress continuo tra gli altri detenuti. Chi presenta problemi di salute non potrebbe stare in quella sezione, come è avvenuto per Francesco e per un altro detenuto messinese, che conoscevo e che frequentava un corso di studio per laurearsi: anche lui è morto per un arresto cardiaco: stranezza, coincidenza o problema reale?”.