di Agnese Siliato
webmarte.tv, 8 giugno 2026
Gli studenti detenuti dell’Ipsia del “Gagini” protagonisti di “Shining Shadows”, una commedia ispirata al mito della caverna di Platone. Un progetto che unisce scuola, formazione e reinserimento sociale. L’ultimo spettacolo seguito da Antonio Gelardi prima della sua scomparsa, nella casa di reclusione di Augusta. Per qualche ora il carcere di Augusta ha smesso di essere soltanto un luogo di detenzione per trasformarsi in uno spazio di incontro, riflessione e condivisione. A rendere possibile questa esperienza è stata la rappresentazione di “Shining Shadows”, commedia inedita interpretata dagli studenti detenuti della classe V A Alta Sicurezza Ipsia dell’Istituto superiore “Antonello Gagini” di Siracusa, andata in scena all’interno della casa di reclusione augustana.
Lo spettacolo ha coinvolto anche un pubblico esterno composto da visitatori che hanno seguito con attenzione e partecipazione il lavoro svolto dagli studenti-attori, frutto di un lungo percorso laboratoriale. Un’esperienza che ha confermato il valore del teatro come strumento educativo e sociale, capace di favorire il dialogo tra il mondo penitenziario e la comunità civile, abbattendo simbolicamente le barriere della detenzione.
“Shining Shadows” nasce dal modulo “Giochiamo a fare sul serio: laboratorio di teatro”, inserito nel progetto “Vivere la Scuola” dell’IISS “Antonello Gagini”, finanziato attraverso il Programma nazionale Scuola e Competenze 2021-2027 con fondi Fesr e Fse+. La drammaturgia è stata curata dalla docente di Lettere Alessandra Cilio, che ha firmato anche la regia insieme all’attrice professionista Amelia Martelli. Tutor scolastico del progetto è stato il docente Massimo Bussichella, mentre il coordinamento delle attività all’interno dell’istituto penitenziario è stato seguito dal funzionario giuridico-pedagogico Arianna Di Salvo.
Importante anche il contributo arrivato dal laboratorio di falegnameria “Geppetto”, dove alcuni detenuti hanno realizzato le scenografie dello spettacolo. Il laboratorio è promosso dal cappellano della struttura, padre Andrea Zappulla. Un lavoro corale che ha coinvolto competenze diverse, tutte orientate verso un unico obiettivo: promuovere percorsi di formazione, responsabilizzazione e reinserimento sociale attraverso la collaborazione e la creatività. La commedia propone una rilettura originale del celebre mito della caverna di Platone, trasferito nell’universo surreale di un game show televisivo. Tra concorrenti eccentrici, regole arbitrarie, luci abbaglianti e ombre da interpretare, il racconto conduce gli spettatori a interrogarsi sul confine tra apparenza e verità, sul valore del pensiero critico e sulla necessità di mettere continuamente in discussione convinzioni e certezze.
Dietro l’ironia e i toni leggeri della rappresentazione emergono temi di grande profondità, affrontati con consapevolezza dagli interpreti. Gli studenti detenuti hanno dato prova di capacità espressive, memoria, ascolto reciproco e spirito di gruppo, offrendo una performance corale capace di alternare momenti di comicità a spunti di intensa riflessione. Per la direttrice della casa di reclusione, Francesca Fioria, il teatro rappresenta uno degli strumenti più efficaci del percorso trattamentale, poiché insegna disciplina, rispetto delle regole e lavoro di squadra, consentendo allo stesso tempo di valorizzare capacità e talenti che spesso restano nascosti. Sul palco, infatti, non è andato in scena soltanto uno spettacolo, ma il risultato concreto di mesi di scrittura, prove, improvvisazioni e crescita condivisa. Un percorso che potrebbe proseguire anche in futuro, oltre il successo della rappresentazione.
L’evento assume inoltre un significato particolare perché è stato l’ultimo spettacolo al quale ha assistito Antonio Gelardi, già direttore della casa di reclusione di Augusta, scomparso il 3 giugno scorso dopo essere stato colto da un malore mentre si trovava a Siracusa. A ricordarne il ruolo è stata Amelia Martelli: “Gelardi ha aperto il sipario al teatro in carcere qui ad Augusta, una struttura di massima sicurezza. Questo ha rappresentato uno spiraglio di possibilità, perché il teatro non è soltanto un atto creativo, ma anche un atto profondamente umano”.










