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di Lara Sirignano

Corriere della Sera, 13 maggio 2023

Uno denunciava di essere vittima di un errore giudiziario. L’altro, un russo, protestava contro la mancata concessione dell’estradizione. Il Garante dei detenuti: “Per Cospito trattamento diverso”. Hanno rifiutato il cibo uno per 41 giorni, l’altro per 60. Una protesta estrema che ha portato alla morte due carcerati detenuti nell’istituto di pena di Augusta (Siracusa). Sulla tragica vicenda ha aperto un’indagine la procura di Siracusa. Il fascicolo è ancora a carico di ignoti e il reato ipotizzato è l’omicidio colposo. Protagonisti del caso un siciliano di 45 anni Liborio Zarba e un cittadino russo, Victor Perschachako, morti a distanza di un mese. Entrambi scontavano la condanna all’ergastolo per omicidio.

La doppia protesta dei due carcerati - Il detenuto siciliano, originario di Gela, aveva iniziato lo sciopero della fame denunciando di essere vittima di un errore giudiziario. Il russo, invece, protestava contro la mancata concessione dell’estradizione nel suo Paese richiesta dal 2018. I due carcerati, molto provati dal digiuno prolungato, sono stati ricoverati in ospedale quando ormai le loro condizioni erano gravissime. E per entrambi non c’è stato nulla da fare. I decessi sono stati resi noti dal sindacato di polizia penitenziaria Sippe. “Apprendiamo con rammarico - ha scritto la segreteria provinciale del Sippe - di queste disgrazie che dimostrano come il lavoro del poliziotto penitenziario sia unico, delicato e particolare e come tale deve essere affrontato. Purtroppo non sempre è così”.

Il Garante dei detenuti: due pesi e due misure rispetto a Cospito - Sul caso è intervenuto anche il Garante nazionale dei detenuti Mauro Palma, che ha richiamato l’attenzione “sulla necessità della completa informazione che deve fluire dagli Istituti penitenziari affinché le situazioni problematiche possano essere affrontate con l’assoluta attenzione che richiedono”. “Mentre molta doverosa attenzione è stata riservata allo sciopero della fame nel caso di una persona detenuta al 41-bis, con interrogativi che hanno anche coinvolto il mondo della cultura e l’opinione pubblica, oltre che le istituzioni, nella Casa di reclusione di Augusta il silenzio - ha denunciato il Garante riferendosi al caso Cospito - ha circondato il decesso di due persone detenute avvenuto a distanza di pochi giorni”. Palma ha specificato di non voler “assolutamente sollevare problemi relativi all’assistenza che queste persone possono avere avuto nell’Istituto e all’adempimento dei protocolli che sono previsti in simili casi”. “Intende però richiamare la necessità di quella trasparenza comunicativa che, oltre a essere doverosa per la collettività, può anche aiutare a trovare soluzioni in situazioni difficili perché non si giunga a tali inaccettabili esiti”, ha concluso.