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di Irene Carmina

La Repubblica, 10 luglio 2024

È morto nel carcere di Augusta Giulio Arena, l’ergastolano di 67 anni che da dicembre dello scorso anno aveva smesso di bere e di mangiare per protestare contro una condanna che riteneva ingiusta. A tenerlo in vita nei sette mesi di sciopero della fame e della sete era stata la nutrizione artificiale. Rena aveva deciso di lasciarsi morire. “Se va avanti così non vivrà a lungo”, era stato il grido di allarme lanciato dal garante dei detenuti di Siracusa, Giovanni Villari, sulle pagine di Repubblica a febbraio. È andata esattamente così.

“Una morte annunciata, l’ennesima in questo inferno silenzioso che è il carcere”, accusa Pino Apprendi, garante dei detenuti di Palermo. Rena era un pianista, prima della detenzione insegnava al conservatorio. “Un uomo colto e rispettoso - lo descrive così Villari - ma soprattutto un essere umano che aveva perso la speranza e ogni ragione per stare al mondo”. Gli altri detenuti provavano a tirarlo su di morale. Educatori, psicologi, medici e infermieri avevano tentato di aiutarlo. La famiglia no, sembrava averlo lasciato al suo destino. Prima della corsa in ospedale di domenica scorsa, l’ergastolano passava il tempo a guardare il soffitto e a stento riusciva a parlare. Rifiutando cibo e acqua, sperava nei domiciliari, ma ha trovato la morte.

“Questa morte, come le altre dei detenuti avvenute in ospedale in seguito a lunghi scioperi della fame, devono essere annoverate come suicidi, in quanto forme di protesta pacifica e passiva estrema”, dice Santi Consolo, garante siciliano dei detenuti. Anche Consolo aveva provato a fargli cambiare idea: “Quando sono andato a trovarlo l’ho supplicato di desistere da quel comportamento, era un uomo molto educato e corretto”. All’Ucciardone, sabato, è morto un altro detenuto affetto da cardiopatia e diabete. “Se rimaniamo fermi a guardare, la storia continuerà a ripetersi: di carcere si muore non solo per suicidio, ma anche per l’indifferenza di chi dovrebbe applicare misure alternative al carcere - osserva Apprendi - Non possiamo più aspettare, il tempo è scaduto e il decreto carceri del Governo è pari al nulla”.