di Valentina Maglione e Serena Uccello
Il Sole 24 Ore, 15 gennaio 2024
Cresce l’area penale, con l’aumento dei detenuti e anche di chi sconta l’esecuzione fuori dal carcere. Sono arrivate a quasi 85mila a fine 2023 le persone che scontano la pena all’esterno: +40% rispetto al 2019, mentre i detenuti sono tornati quasi ai livelli pre-pandemia, con 60.166 presenze al 31 dicembre scorso, a fronte di una capienza degli istituti di 51.179 posti.
In parallelo, si sono impennati i dati dei condannati e degli imputati che scontano l’esecuzione penale fuori dal carcere: secondo il monitoraggio del ministero della Giustizia, al 31 dicembre scorso erano 84.610 le persone in carico agli uffici per l’applicazione di misure di esecuzione esterna, il 40% in più rispetto al 2019 e in aumento del 14% solo sul 2022. Tanto che, se ormai stabilmente dal 2020ilnumero di chi sconta l’esecuzione penale all’esterno supera quello delle persone detenute, ora il divario ha toccato il 41% in più.
È un mondo composito, che unisce strumenti diversi, accomunati dall’impronta rieducativa e dalla relazione con la comunità. E che ha ricadute incoraggianti in termini di recidiva: dagli studi svolti, a campione, emerge che il tasso medio di recidiva per chi ha svolto l’esecuzione penale esterna è del 3o%, contro il 7o% di chi ha scontato la pena in carcere.
Nel dettaglio, nell’esecuzione penale esterna entrano le misure alternative alla detenzione (l’affidamento in prova al servizio sociale, 28.252 persone in carico a dicembre scorso, la detenzione domiciliare, 11.782 persone, e la semilibertà, L142 persone), la misura di sicurezza della libertà vigilata (applicata a 4.854 persone) e la sanzione sostitutiva della libertà controllata (34 soggetti). Poi ci sono le sanzioni di comunità: il lavoro di pubblica utilità per chi ha violato le norme del Codice della strada (9.533 persone) o la legge sugli stupefacenti (865 persone), oltre alla sospensione condizionale della pena subordinata a un programma di trattamento, introdotta per chi ha commesso reati di violenza domestica odi genere dalla nuova legge 168/2023, in vigore dal 9 dicembre (applicata a 241 persone)
Ha un peso importante la sospensione del processo con messa alla prova, introdotta nel 2014 e potenziata dalla riforma Cartabia; a dicembre erano 26.0841e persone in carico: indagati o imputati che chiedono, appunto, di sospendere il processo per seguire un programma con contenuti rieducativi (dove quasi sempre ricorre il lavoro di pubblica utilità) che porta, se va a buon fine, all’estinzione del reato. La riforma ha ampliato la sfera dell’esecuzione esterna anche introducendo le nuove pene sostitutive di pene detentive brevi, che possono essere irrogate direttamente dal giudice di cognizione, riducendo così i tempi di intervento. Si tratta del lavoro di pubblica utilità sostitutivo (1.510 persone in carico), della detenzione domiciliare sostitutiva (310 soggetti) e della semilibertà sostitutiva (tre persone).
L’area penale include anche le persone (47.690 a dicembre) su cui gli uffici di esecuzione penale esterna svolgono indagini e consulenze. Infine, ci sono i “liberi sospesi”, condannati che hanno avuto la sospensione della pena e attendono che i magistrati decidano se ammetterli all’esecuzione esterna: erano oltre 90mila a fine 2022, come ha spiegato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, rispondendo a un’interrogazione.
Questo perché le misure di esecuzione fuori dal carcere non sono aperte a tutti. Le leggi stabiliscono intanto dei limiti di pena (variabili, ma spesso il tetto è quattro anni), anche residua: si possono scontare all’esterno condanne a pene brevi o arrivare dal carcere, quando si avvicina la fine di condanne a pene più lunghe.
Agli uffici compete poi una valutazione sulle risorse della persona - in termini di rete familiare, casa, lavoro, ma anche consapevolezza - per decidere se concedere o no le misure esterne. Inoltre, l’accesso non è uniforme sul territorio, ma varia molto anche in base alla disponibilità degli enti.
Per Cosima Buccoliero, che attualmente dirige il carcere di Monza, prima a Torino e a Bollate, “dai dati dei reati non emerge un incremento così importante da spiegare l’aumento dell’esecuzione. Sulla crescita della popolazione detenuta influisce sicuramente un aumento dei fallimenti durante l’esecuzione esterna: per fatti commessi durante l’esecuzione esterna o perché ricevono una nuova condanna per un reato diverso da quello per cui hanno avuto accesso alle misure alternative e la cui sentenza arriva molti anni dopo. Le misure alternative possono anche essere aumentate per la ripresa delle concessioni dopo il rallentamento della pandemia”. Inoltre, prosegue Buccoliero, “l’area della penalità è cresciuta perché si vedono gli effetti dell’aggravamento delle misure per tutti i reati previsto dal codice rosso”.











