L'Osservatore Romano, 30 agosto 2020
La Chiesa austriaca ha denunciato il trattamento "spietato" dei detenuti permesso dal mondo politico e mediatico nel paese, ritenendo invece che si dovrebbe privilegiare un "approccio più umano".
Incoraggiando "punizioni più dure", ha accusato il vescovo ausiliare di Vienna, monsignor Franz Scharl, responsabile della pastorale penitenziaria dell'arcidiocesi, in un'intervista all'agenzia di stampa "Kathpress", si rende sempre più difficile la riabilitazione dei criminali. Oggi, ha affermato il presule, che partecipava a un webinar organizzato dalla Coalition of faith based organizations - un'associazione di rappresentanti religiosi, accademici e professionisti nel campo della giustizia penale fondata dalle Nazioni Unite a Vienna nel 2019 - le prigioni sono spesso "fabbriche di criminalità" che non preparano i detenuti a reintegrarsi nella società dopo il loro rilascio e a non ricadere più in una spirale negativa.
Per il vescovo, bisogna invece "preferire la grazia alla severità e la prevenzione alla reclusione", promuovendo per esempio un uso più frequente della cavigliera elettronica. "Piuttosto che un "ricovero" delle persone in carcere", ritiene monsignor Scharl, si potrebbe indirizzarle verso lo svolgimento, sotto controllo, di un'attività lavorativa, il che eviterebbe un'umiliazione.
Mediante le cappellanie carcerarie, le comunità religiose in Austria, tra le quali la Chiesa cattolica, sono testimoni di queste tragedie umane causate dal sistema attuale e negli ultimi anni il loro lavoro è diventato sempre più difficile, ha aggiunto il vescovo ausiliare di Vienna, ritenendo necessario un processo di ripensamento all'interno della Chiesa su questo tema: "Siamo ancora troppo egocentrici nei confronti dei gruppi sociali emarginati e dobbiamo diventare più pratici per difenderli in modo credibile.
La cooperazione e il buon esempio sono più importanti dei grandi discorsi". Durante il webinar è intervenuto anche don Brian Gowans, presidente dell'International commission of catholic prison pastoral care (Iccppc), che ha ricordato il sostegno di Papa Francesco agli sforzi di reintegrazione dei prigionieri, citando in particolare le parole rivolte dal Pontefice 1'8 novembre 2019 ai partecipanti all'Incontro internazionale per i responsabili regionali e nazionali della pastorale penitenziaria, promosso dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale sul tema "Lo sviluppo umano integrale e la pastorale penitenziaria cattolica".
In quell'occasione, ha ricordato il sacerdote scozzese, il Papa aveva ribadito che spesso i luoghi di detenzione falliscono nell'obiettivo di promuovere processi di reinserimento, in parte perché mancano di risorse sufficienti per affrontare i problemi sociali, psicologici e familiari vissuti dai detenuti. Anche monsignor Franz Scharl ha citato le parole del Pontefice nella sua intervista a "Kathpress".
Impedendo alle persone di riacquistare il pieno esercizio della loro dignità, ha affermato Francesco l'8 novembre dell'anno scorso, appena scarcerate "sono nuovamente esposte ai pericoli che accompagnano la mancanza di opportunità di sviluppo, tra violenza e insicurezza". All'incontro online hanno partecipato esperti di tutto il mondo e di ogni religione, tra i quali gli avvocati penalisti Karin Bruckmiiller, dall'Austria, e Yitzhak Ben Yair, da Israele, l'imam Sheikh Mohammad Ismail, dalla Gran Bretagna, e suor Alison McCrary, avvocato statunitense. L'evento si sarebbe dovuto svolgere a Kyoto in primavera ma le esigenze sanitarie dovute alla pandemia di coronavirus hanno costretto a rimandarlo e a ricorrere alla modalità webinar.










