di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 20 novembre 2019
Corte di cassazione - Sentenza 46895/2019. Anche il concetto di ordine pubblico, come quello di buon costume, è un concetto giuridico in continua evoluzione e adattamento. Tanto che la Cassazione, intervenendo per confermare una condanna per lesioni personali pluriaggravate nell'ambito di una frode assicurativa (l'azione violenta era stata concordata dalla vittima, che puntava a monetizzare la propria menomazione), affronta una serie di questioni relative all'applicazione dell'articolo 5 del Codice civile che vieta gli atti di disposizione del proprio corpo in contrasto con legge, ordine pubblico o buon costume.
La sentenza, che muove da una veloce ricognizione della parallela espansione sia del concetto di salute, sia di quello di liberta personale, con un'attenzione particolare anche alla disciplina internazionale, osserva che "si rende necessaria una rilettura costituzionalmente orientata dell'articolo 5 del Codice civile che ha condotto la dottrina e la giurisprudenza a mettere in disparte quelle diminuzioni permanenti dell'integrità fisica finalizzate al mantenimento o al ristoro della salute (mutamento di sesso), all'autodeterminazione procreativa (sterilizzazione) o di solidarietà disinteressata (donazioni di organi e tessuti), intesa quale benessere complessivo dell'individuo".
In definitiva, avverte la Corte, viene ad assumere un'importanza particolare la funzione sociale ed economicamente disinteressata della menomazione fisica, che costituisce giustificazione della libertà di disposizione del corpo in una prospettiva costituzionale. Infatti, sottolinea la Cassazione, è stato messo in evidenza come, con riferimento al caso dell'autolesione, questi atti dovrebbero essere considerati illeciti almeno nel caso vadano a danneggiare gli interessi di terzi estranei, come quando la lesione è procurata a sé stessi per evitare il servizio militare oppure per frodare un'assicurazione contro gli infortuni.
È in questo contesto che il riferimento all'ordine pubblico si presenta con la massima flessibilità e capacità di adattamento, tanto da assicurare la forza di coesione che unisce diversi istituti del medesimo ordinamento giuridico. La Corte allora dichiara di volere affermare una "versione mite" della clausole generale dell'ordine pubblico che non mette limiti ai diritti fondamentali dell'individuo in funzione delle esigenze superiori dello Stato, ma pone limiti all'autonomia dei privati per il rispetto di diritti fondamentali dell'individuo e della convivenza sociale.
L'articolo 5 così va considerato espressione della necessità di tutelare i diritti costituzionali della libertà personale e della salute, utilizzando le leve dell'ordine pubblico e del buon costume. Strumenti, questi ultimi, con i quali contrastare quegli atti di disposizione del corpo inaccettabili dal punto di vista dei parametri costituzionali perché considerano il corpo umano come fosse merce, attraverso la promessa o la corresponsione di denaro per la menomazione fisica.










