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di Alessandra Arachi


Corriere della Sera, 22 giugno 2021

 

La proposta di legge che istituisce l'Autorità dei diritti umani è ferma da mesi in commissione alla Camera. Cartabia: "È tempo di dare attuazione a quegli impegni internazionali assunti sin dal 1993".

Sono 28 anni che l'Italia aspetta una Autorità nazionale per la tutela dei diritti umani. "È tempo di dare attuazione a quegli impegni internazionali assunti sin dal 1993", ha detto la ministra della Giustizia Marta Cartabia, aggiungendo: "Il nostro è uno dei cinque Paesi dell'Unione Europea - insieme a Malta, Romania, Estonia, Repubblica Ceca - che ancora non ha una National Human Right Institution, come ha segnalato ripetutamente anche il direttore dell'Agenzia dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, da ultimo nella relazione relativa al 2020". La ministra è intervenuta ieri mattina alla presentazione alla Camera della Relazione annuale al Parlamento del Garante per i diritti delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, ed è alla figura del Garante che si è riferita per esortare il Parlamento a dar seguito a quei "Principi di Parigi" che dal 1993 aspettano di essere attuati in Italia. "Si deve affiancare al Garante un'autorità indipendente con simili competenze che coprano però tutto lo spettro della tutela dei diritti umani. Per questo ci sono iniziative legislative in Parlamento che potrebbero e dovrebbero riprendere il loro corso".

La proposta di legge che istituisce l'Autorità dei diritti umani è ferma da mesi in commissione alla Camera. "Adesso si può fare questa legge, prima della fine della legislatura c'è tutto il tempo", ha detto il Garante Mauro Palma che nella relazione ha affrontato il problema del sovraffollamento delle carceri, tema ripreso dalla ministra Cartabia che ha anche annunciato: "Sono felice di poter anticipare che presto una circolare del Dap ufficializzerà la ripresa dei colloqui in presenza nelle carceri". Ci sono troppi detenuti nei penitenziari italiani: "Tuttavia quest'anno parliamo di 53,4 mila detenuti contro i 61 mila dell'altro anno", ha precisato Palma. Spiegando: "Sebbene il problema ci sia poiché lo spazio è per poco più di 47 mila detenuti". Il Garante ha ribadito la necessità di creare strutture alternative al cercere: "Un terzo dei detenuti ha pene definitive inferiori ai tre anni, mentre 1.200 detenuti sono in carcere per pene inferiori a un anno, e sono per lo più persone senza fissa dimora". Anche Daniela De Robert - nel collegio del Garante - è intervenuta sul problema delle strutture alternative: "Bisogna smettere di pensare al sovraffollamento come un problema di posti letto, sono spazi di vita".