quotidiano.net, 21 agosto 2026
La poesia della detenuta che ha vinto il Premio Afrodite. Nardò (Lecce), la Garante dei Diritti delle persone private della libertà: “Anche in carcere possono nascere parole capaci di interrogare la coscienza collettiva e di parlare a tutti”. Ave Maria, piena di rabbia. Quanto dolore, rimpianto, rancore. Sentimenti impastati a pentimento e redenzione, bisogno di riscatto e desiderio di luce. Voglia di vita. E in fondo, solo amore. La poesia composta da una detenuta della Casa Circondariale di Lecce si è aggiudicata il Premio Afrodite giunto alla sua quinta edizione.
I versi dal titolo “Ave Maria piena di rabbia” hanno conquistato la giuria e il pubblico di Santa Caterina di Nardò (Lecce). Un riconoscimento che va ben oltre il valore letterario dell’opera e che assume un profondo significato umano e sociale: la poesia si conferma capace di attraversare ogni confine, abbattere ogni muro e restituire dignità, ascolto e speranza. A ritirare il premio a nome della detenuta è stata la Garante dei Diritti delle persone private di libertà personale per la città di Lecce, Maria Mancarella, assieme a Eleonora Rosato, coordinatrice del progetto “Libere di leggere” del carcere di Borgo San Nicola.
“Ave Maria piena di rabbia scritta da A.P., detenuta nella sezione femminile di media sicurezza, dimostra come, anche nei luoghi della privazione della libertà, possano nascere parole capaci di interrogare la coscienza collettiva e di parlare a tutti, al di là delle condizioni personali di chi le ha scritte - ha detto Mancarella -. Ringrazio le volontarie che ogni giorno testimoniano come la cultura possa essere uno strumento concreto di inclusione e speranza. La scrittura, la lettura e l’arte sono strumenti fondamentali nei percorsi riabilitativi in un carcere che sfiora i 1500 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 780 posti”.
Ecco i versi della poesia
Ave Maria piena di rabbia / il sole sorge / mi sveglio all’alba
sezione femminile / rimpianti senza fine
la vita mia / in mano alla follia
reiterazione / la tua prigione
rabbia e rancore / nostra alimentazione
Ave Maria / piena di rabbia
la notte è lunga / in questa gabbia
il silenzio è un’utopia / chiudi il blindo amica mia
la notte è lunga per chi ha l’insonnia
c’è chi prende le gocce e non si vergogna
sezione psichiatria / mai pensato in vita mia.
Ave Maria / piena di rabbia
mi son pentita / aprite sta gabbia.
A consegnare il premio è stata l’assessora all’Ambiente e all’Istruzione della città di Nardò, Mariacristina Libetta: “Con questa scelta, la giuria ha premiato non solo la qualità poetica del testo ma il percorso di riscatto umano compiuto. La poesia non conosce confini, né pregiudizi: parla all’uomo e alla donna nella loro essenza più profonda”. Il secondo premio è stato conferito a Pina Petracca, di Surano, per la poesia “Dio aveva i piedi di mio padre”, mentre il terzo premio è stato assegnato a Francesco Ricco, di Lecce, autore di “Nel silenzio fragile”. Le poesie vincitrici sono incise su ceramica e verranno installate sul lungomare di Santa Caterina di Nardò.
La cerimonia di premiazione, svoltasi nell’area Darsena di Santa Caterina, è stata arricchita da un percorso artistico che ha saputo intrecciare parola e musica, rendendo ancora più coinvolgente il dialogo con le letture interpretate dall’attore Dario Marangio e gli interventi musicali del violinista Domenico Zezza.









