avellinotoday.it, 13 marzo 2025
Dopo un lungo iter giudiziario, il tribunale ha assolto Carmine Urciuoli, all’epoca responsabile sanitario del carcere di Bellizzi Irpino, dall’accusa di omicidio colposo in relazione alla morte di Luigi Della Valle, detenuto quarantatreenne originario di Montoro, che si tolse la vita nella sua cella il 18 luglio 2017. Il medico, difeso dall’avvocato Nicola D’Archi, è stato scagionato con la formula “il fatto non sussiste”, ponendo fine a un processo che ha sollevato interrogativi sulla gestione sanitaria dei detenuti con fragilità psichiatriche.
Le accuse: mancato monitoraggio del detenuto - L’accusa sosteneva che Urciuoli non avesse garantito un’adeguata valutazione delle condizioni di Della Valle, il quale soffriva di disturbi psichici ed era noto per precedenti tentativi di suicidio. La Procura ipotizzava una mancata attivazione delle misure di sorveglianza previste dai protocolli per i detenuti a rischio, oltre alla mancata visita da parte di uno specialista, nonostante una richiesta in tal senso fosse stata avanzata già nel maggio 2017. La difesa, invece, ha sempre negato ogni responsabilità, sottolineando come il dirigente sanitario non fosse tenuto a predisporre direttamente tale accertamento e che non vi fosse alcuna prova di un’omissione da parte sua.
Il verdetto: nessun nesso tra il suicidio e l’operato del medico - La decisione è giunta dopo una lunga camera di consiglio, al termine delle discussioni che si sono protratte per mesi. Il verdetto ha escluso ogni collegamento tra il decesso del detenuto e il comportamento del medico, accogliendo così la linea difensiva. Anche il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione, ritenendo non dimostrabile un nesso di causalità tra la tragedia e le eventuali mancanze nell’assistenza sanitaria.
La difesa: “La richiesta di visita psichiatrica non gli era mai arrivata” - Nel corso del dibattimento, gli avvocati Nicola D’Archi e Michele Propenso, quest’ultimo in rappresentanza dell’ASL di Avellino, hanno evidenziato come la richiesta di visita psichiatrica non fosse mai arrivata all’attenzione del dirigente, né fosse suo compito inserirla direttamente nel sistema. Inoltre, è emerso che, dopo un’udienza cruciale per il suo caso, Della Valle appariva più sereno, come riportato dagli agenti penitenziari che lo avevano in custodia.
Le contestazioni della parte civile - Questa ricostruzione è stata duramente contestata dalla parte civile, rappresentata dagli avvocati Rosaria Vietri e Matteo Fimiani, che hanno insistito sulla presunta negligenza del sistema carcerario nel prevenire il gesto estremo del detenuto. Ora si attendono le motivazioni della sentenza, che verranno depositate entro sessanta giorni.










