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di Salvatore De Napoli

La Città di Salerno, 17 novembre 2022

Il 41enne ieri era atteso in aula. La sua “inquietudine” per le violenze a Fuorni. In carcere, probabilmente, non ci doveva stare: più volte aveva chiesto di andare in comunità. Ma, da mesi, non si era mai trovato un posto. È il punto di partenza dell’approfondimento in corso sulla morte di Costantino F., 41enne di Bellizzi ma residente a Salerno, che lunedì si sarebbe tolto la vita nella sua cella all’interno del carcere di Ariano Irpino, in provincia di Avellino.

Una vicenda che, con il passare delle ore, si tinge di giallo: perché al di là della tossicodipendenza dell’uomo e delle richieste continue di essere spostato in una comunità terapeutica, c’è un elemento che sta creando più di qualche interrogativo. Ieri, ovvero poche ore dopo la sua morte, Costantino F., sarebbe dovuto comparire in tribunale per l’udienza del processo con il rito abbreviato che avrebbe chiuso le sue pendenze giudiziarie e assicurato una prossima entrata in un luogo di cura.

La storia. Il 41enne salernitano, fra dicembre e aprile scorsi, è stato il protagonista di una serie di furti e di due rapine improprie che hanno fatto arrabbiare tanti commercianti salernitani. Si trattava sempre di furti non di ingente valore. Da subito si è compreso che il 41enne avesse problemi di droga e che, dunque, avesse soltanto bisogno di curarsi per ricominciare a vivere. Lo ha detto più volte ai giudici, a ripetizione ha espresso la volontà di abbandonare questa vita borderline e affidarsi a una comunità per uscire dalla tossicodipendenza: “Da maggio scorso il mio assistito aveva manifestato più volte la volontà di intraprendere un percorso terapeutico in regime residenziale presso una comunità per il recupero dei tossicodipendenti”, ricorda il suo legale, l’avvocato Stefania Pierro.

“Sabato scorso, intorno alle 14, ci siamo visti per l’ultima volta attraverso un colloquio in videochiamata: mi era sembrato sereno. Ci dovevamo sentire il giorno prima dell’udienza - lunedì, ndr - nella quale si sarebbe discusso il suo abbreviato”. In effetti C.F. stava per “svoltare”: in abbreviato avrebbe chiuso la sua storia giudiziaria, probabilmente avrebbe scontato pochi anni di reclusione e, affidato ad una comunità terapeutica, sarebbe potuto uscire dalla tossicodipendenza. E potendo lasciare il carcere, perché avrebbe dovuto suicidarsi?

“Non sappiamo esattamente cosa sia accaduto nella cella dove era recluso”, prosegue l’avvocato Pierro. “C’è un’inchiesta in corso e attendiamo le conclusioni. Certo è che il mio assistito, come tantissimi tossicodipendenti, non doveva essere in carcere”. C.F., inoltre, era rimasto molto scosso dalla morte di un 35enne, V.F., avvenuta nel maggio scorso nel carcere di Salerno. Per questo decesso è aperta un’inchiesta sulle violenze riscontrate dopo l’autopsia per cui sono indagati due agenti della penitenziaria. Il detenuto di Bellizzi sarebbe stato testimone di violenze. E, negli scorsi mesi, avrebbe anche scritto una lettera alla Questura di Salerno per denunciare il clima che si respirava fra le celle del carcere di Fuorni.

Il dolore del garante. “L’ho conosciuto come un soggetto fragile”, spiega affranto Samuele Ciambriello, garante regionale dei detenuti. “Costantino F. era stato prima alla casa circondariale di Salerno e poi ad Eboli, in un istituto a custodia attenuata. So che qui aveva ingerito una lametta e con un punteruolo si era tagliato e aveva minacciato un agente. Quest’episodio critico a fine ottobre aveva portato al trasferimento ad Ariano”.

Ciambriello poi sottolinea: “A luglio mi aveva scritto una lettera per dire della sua solitudine e che voleva vedere il figlio, ma nulla di più. E so - evidenzia il garante - che aveva parlato con la magistratura del caso del detenuto di 35 anni morto a Fuorni”. Il professor Ciambriello racconta le ultime ore di vita: “Il suo bravo avvocato l’ha sentito sabato scorso e non ha riscontrato problemi particolari. Lunedì mattina, il detenuto aveva fatto regolarmente colazione e nel pomeriggio è accaduta la disgrazia. Era in compagnia di un paio di detenuti, quando con una cintura si sarebbe tolto la vita. L’hanno soccorso, hanno provato a rianimarlo ma non c’è stato nella da fare. Una morte che è comunque un mistero e sulla quale bisognerà fare luce”.

Questo del 41enne di Bellizzi, ha denunciato Ciambriello, è il terzo suicidio in Campania dall’inizio dell’anno, mentre altri 64 sono stati tentati e per fortuna non sono riusciti: “Il carcere dovrebbe essere l’extrema ratio e invece per alcuni rimane l’unica opzione per affrontare queste situazioni”.