sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Mirko Labriola

today.it, 22 agosto 2025

Il giovane è ricoverato in stato vegetativo permanente all’ospedale Moscati. Tutelare il diritto alla salute per Paolo Piccolo, detenuto di Bellizzi Irpino ricoverato all’ospedale Moscati di Avellino dopo un brutale pestaggio. Lo chiede il Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello. In una nota del garante ricorda che nella notte del 22 ottobre scorso il 25enne Paolo Piccolo subì “un crudele pestaggio con violenza inaudita nel carcere di Bellizzi Irpino: da allora è ricoverato in uno stato vegetativo permanente presso l’ospedale Moscati di Avellino.

Il processo che coinvolge decine di imputati accusati di tentato omicidio aggravato dalla crudeltà, sequestro di persona e resistenza a pubblico ufficiale riprenderà il 12 settembre 2025, nel frattempo con rito abbreviato ci sono state già le prime tre condanne. Su quanto accaduto quella notte la magistratura continua ad indagare”.

 “I ritardi burocratici - afferma Ciambriello - non consentono al giovane Paolo Piccolo un ricovero in una struttura sanitaria campana, o fuori regione, per la riabilitazione neuromotoria. Lancio un appello alle strutture sanitaria della Campania, ai dirigenti sanitari e alle forze politiche affinché vi sia un intervento immediato e risolutivo per Paolo, ad oggi nessuna struttura sanitaria è disponibile ad accoglierlo. Superiamo la burocrazia e i ritardi. Paolo Piccolo merita giustizia, ha diritto alla speranza e diritto alla vita. Ringrazio i medici e gli operatori sanitari del Moscati che si sono prodigati fino ad oggi, ma invito la Direzione sanitaria dell’ospedale a trovare con le autorità competenti una struttura riabilitativa ad alta intensità in Campania al più presto”.

“La situazione all’interno del centro penitenziario di Santa Maria Capua Vetere è ormai insostenibile: emergenza sanitaria e sovraffollamento stanno mettendo a dura prova la dignità umana, la sicurezza e il diritto alla salute delle persone ristrette e di chi lavora nell’istituto.” A dichiararlo è don Salvatore Saggiomo, Garante dei diritti delle persone private della libertà per la provincia di Caserta, dopo un sopralluogo effettuato nella struttura, dove nei giorni scorsi un agente della Polizia Penitenziaria è stato aggredito da un detenuto, “verosimilmente esasperato dall’impossibilità di ricevere cure mediche, dovuta alla chiusura prolungata dell’infermeria”.

“Mi sono recato personalmente presso il carcere, dove ho ascoltato il comandante, il vice comandante, il vice direttore e alcuni detenuti. Ho riscontrato - afferma il garante - una situazione allarmante: l’infermeria è chiusa dal 16 luglio 2025, per disposizione dei dirigenti sanitari, e a oggi - oltre un mese dopo - non è stata ancora riattivata”.

Alla chiusura dell’infermeria si affiancano altre criticità: “Carenza cronica di personale sanitario (medici e infermieri); rifiuto del personale sanitario di recarsi nei reparti detentivi, anche solo per un primo intervento; assenza di un presidio medico attivo, con conseguente abbandono terapeutico di persone malate; crescente tensione tra i detenuti e il personale penitenziario”.

C’è poi il sovraffollamento strutturale dell’istituto: “il carcere ospita attualmente circa 1.000 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 700 posti. In alcune sezioni la densità detentiva supera ogni limite di vivibilità. Celle sovraffollate, ambienti surriscaldati, scarsa ventilazione, condizioni igieniche precarie: tutto ciò contribuisce a un clima sempre più teso e potenzialmente esplosivo”, dice don Saggiomo, secondo cui questa combinazione di assenza di assistenza sanitaria, sovraffollamento e carenze strutturali e organizzative configura “una vera e propria emergenza umanitaria. Le carceri non possono essere luoghi di esclusione dalla legalità. La Costituzione garantisce il diritto alla salute e alla dignità anche alle persone private della libertà. Quanto sta accadendo a Santa Maria Capua Vetere rappresenta un fallimento istituzionale che richiede risposte urgenti e strutturali”, aggiunge.

Don Saggiomo lancia dunque un appello al Ministero della Giustizia, al Dap, alla Regione Campania, alla Asl di Caserta, alla Prefettura, affinché si provveda con alcuni interventi urgenti: “Riapertura immediata dell’infermeria e ripristino dei servizi sanitari di base; assunzione o assegnazione straordinaria di personale medico e infermieristico; piano di riduzione del sovraffollamento, tramite misure alternative alla detenzione e trasferimenti mirati; verifica strutturale e igienico-sanitaria degli ambienti detentivi; attivazione di un tavolo permanente di monitoraggio con tutte le componenti coinvolte. Non si tratta solo di sicurezza o di giustizia: si tratta di umanità, responsabilità e rispetto dei diritti fondamentali. Nessuno può voltarsi dall’altra parte”, conclude il garante.