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di Vinicio Marchetti

avellinotoday.it, 7 marzo 2026

Bambini e adolescenti invisibili tra stigma e speranza sono tutti responsabili: uno sforzo collettivo è necessario. C’è una categoria di persone di cui si parla poco. Non sono gli imputati, non sono le vittime. Sono i figli. Quelli che aspettano fuori, che crescono con un genitore dall’altra parte di un cancello, che imparano presto cosa significa vergogna e silenzio. Annalisa Senese, avvocato, ha scritto un libro su di loro. Si intitola I figli cancellati. Un titolo che non ha bisogno di spiegazioni. La giornata avellinese dedicata al libro aveva due appuntamenti.

Il primo si è tenuto alla Libreria Mondadori, dove l’autrice ha incontrato la stampa e la cittadinanza insieme a Floriana Guerriero, giornalista, e a Michela Mancusi, avvocato e presidente di ZiaLidiaSocialClub. Il secondo - la presentazione alle donne detenute della Casa Circondariale di Bellizzi, promossa da ZiaLidiaSocialClub e dal Comitato Pari Opportunità del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Avellino - è stato annullato.

In libreria, Senese ha raccontato da dove viene questo libro: “Spesso si pensa agli autori di reato, ma poco si concentra l’attenzione sulle famiglie, sui figli, sulle mogli, sulle mamme dei detenuti. Mi piaceva illuminare questa realtà, che è evidentemente molto complicata. I bambini, per accedere agli istituti carcerari, devono sottostare a controlli, perquisizioni, ispezioni e attese estenuanti: vivono in una dimensione che non è adatta all’infanzia e che spesso li segna irrimediabilmente”.

L’impatto sulle nuove generazioni e le opportunità negate - È una realtà che si fatica a guardare in faccia. Eppure esiste, e ha un peso. Maria Grazia Villano, vicepresidente di OMI e founder di Gender Equality in our DNA, ha messo il dito su una contraddizione che dovrebbe farci riflettere: “È paradossale che le pene carcerarie spesso non abbiano l’efficacia necessaria a riabilitare i detenuti. Ed è altrettanto paradossale che anche i figli di questi ultimi debbano soffrire tale condizione, vedendosi precluse opportunità per il loro futuro, perché discriminati e non inclusi nella società”.

Dalla denuncia all’azione: laboratori e progetti nelle periferie - Senese non si è fermata alla denuncia. Ha parlato di un laboratorio di scrittura creativa già avviato a San Giovanni a Teduccio, quartiere difficile di Napoli Est, dove molti bambini conoscono da vicino il carcere. “Le scuole e le associazioni possono dare voce a questa dimensione e aiutare questi bambini a uscire dallo stigma della vergogna. Farli sentire meno soli, far loro capire che esiste una possibilità di cambiamento: questo dà loro una prospettiva utile anche per prevenire forme di devianza giovanile”. Qualcuno, dunque, ci sta pensando. Sarebbe il momento che ci pensasse anche qualcun altro.