avellinotoday.it, 18 aprile 2025
“Chiediamo scusa per la nostra incapacità”. Durante la celebrazione della Coena Domini, svoltasi in cattedrale, il vescovo Arturo Aiello ha pronunciato un messaggio forte e provocatorio, chiedendo scusa per l’incapacità di concepire forme alternative di rieducazione penale, in grado di restituire ai detenuti un contesto umano che favorisca la riscoperta del valore del bene comune. Il rito della lavanda dei piedi, che ha coinvolto undici detenuti scelti per rappresentare gli apostoli, è stato l’occasione per lanciare un appello a riflettere sulla condizione delle carceri, viste come il riflesso di una società che non riesce a trovare soluzioni efficaci ai problemi del sistema penitenziario.
Visita alla casa circondariale - Nel suo intervento, Aiello ha raccontato la sua recente visita alla casa circondariale, durante la quale ha celebrato il Giubileo. L’impatto che ha avuto con la struttura è stato fortemente negativo: per il vescovo, le carceri si presentano come luoghi obsoleti, simbolo di un sistema da ripensare. “Le carceri sono una scatola da rifare”, ha dichiarato. E ha aggiunto, con forza: “Se le carceri sono l’emblema della società, io nasconderei la faccia sotto terra”.
Le carceri come “università del crimine” - Aiello ha quindi esaminato la realtà odierna delle prigioni, che a suo avviso sono diventate vere e proprie “università del crimine”, luoghi che non solo non riescono a rieducare i detenuti, ma li trasformano in criminali più incalliti. Pur riconoscendo che le carceri sono “un inferno”, ha però sottolineato che è solo grazie all’impegno di poche persone che, in questi ambienti estremi, possono nascere iniziative positive e segnali di speranza.
Il valore dell’Eucaristia - Il vescovo ha poi posto l’accento sul significato spirituale dell’Eucaristia, a cui la celebrazione era dedicata. “L’Eucaristia ha consentito a Gesù di partire, ma di restare nel pane e nel vino che mangiamo e beviamo ogni volta”, ha affermato, richiamando il memoriale di amore che la Chiesa celebra, e che ogni cristiano rivive nella liturgia. Tuttavia, ha osservato con rammarico, questa memoria spesso si scontra con la dimenticanza che pervade la società. Le guerre che devastano il mondo sono, secondo Aiello, un triste esempio di questa perdita di memoria storica e spirituale.
Infine, il vescovo ha concluso il suo intervento riflettendo su come spesso sia necessario perdere qualcosa per apprezzarne il vero valore. La libertà, ad esempio, assume un significato più profondo per chi vive in carcere, così come la vita viene riscoperta in tutta la sua importanza solo quando si è vicini alla morte. Un messaggio che invita a una riflessione più profonda sulla condizione umana e sulla necessità di un cambiamento radicale nei metodi di trattamento dei detenuti.











