avellinotoday.it, 12 agosto 2025
Sovraffollamento, promesse disattese e criticità strutturali: la visita dei Radicali rilancia l’allarme sulla situazione penitenziaria avellinese: “Bambini non devono trovarsi in carcere, ma c’è una stanza arredata come un asilo nido”. Due città, due carceri, un’unica diagnosi: il sistema penitenziario italiano continua a stare male, e non da oggi. Questa mattina, una delegazione di Radicali Italiani, con l’onorevole Toni Ricciardi del Partito Democratico, ha visitato la Casa circondariale di Napoli Poggioreale e quella di Avellino “Bellizzi”. Il mandato era chiaro: vedere, ascoltare, confrontare le promesse del Parlamento con la realtà di chi, in quelle mura, vive o lavora.
Sovraffollamento e violazione dei diritti: una costante drammatica - “Torniamo in due carceri che conosciamo bene - hanno esordito Filippo Blengino e Bruno Gambardella - dove sovraffollamento, degrado strutturale, carenze di personale e condizioni di vita disumane sono ormai la regola”. Hanno aggiunto che “in quasi tutte le carceri italiane la violazione dei diritti umani è sistematica, mentre il Parlamento si concede un mese di ferie senza dedicare un minuto a discutere provvedimenti urgenti. Suicidi, emergenza psichiatrica, recidiva altissima: segnali inequivocabili di un sistema penitenziario al collasso”.
Emergenza salute mentale nelle carceri: REMS insufficienti - A Bellizzi, Blengino ha messo subito il dito nella piaga: “Questa è la seconda tappa di oggi, dopo Poggioreale. Qui ad Avellino la situazione è migliore rispetto al passato. Ma in carcere ci sono persone che non dovrebbero trovarsi lì perché affette da gravi patologie psichiatriche, a contatto con personale che, pur svolgendo il proprio lavoro con dedizione, non possiede le competenze specifiche per gestirle adeguatamente”. Per loro, ci sarebbero le REMS, “che però sono fallimentari poiché dispongono di pochissimi posti”.
Numeri e condizioni: la realtà tra celle affollate e carenze strutturali - Non è l’unica emergenza. “I disturbi psichiatrici in carcere - ha detto - vanno dalla depressione ai tentativi di suicidio e agli atti di autolesionismo. Qui sono meno frequenti che altrove, ma restano un fenomeno che non si può ignorare”. Sui numeri non ha fatto sconti: “Oggi ci sono 540 detenuti a fronte di una capienza di 500. In estate le attività scolastiche si fermano, quelle trattamentali sono praticamente azzerate. Questo significa più persone in meno spazio: sei o sette per cella. E in queste condizioni il reinserimento sociale, previsto dalla pena, non funziona, come dimostrano i tassi di recidiva”.
Contrasti tra vecchio e nuovo: tra aree fatiscenti e padiglioni rinnovati - Ha poi tracciato un quadro a due facce: “L’area infermeria è in condizioni fatiscenti, mentre il padiglione nuovo ha arredi adeguati, infissi blindati, bagni in buono stato. Ma il problema dell’acqua persiste: per dodici ore di notte non è disponibile”. Sul personale, Blengino ha rilevato “una carenza grave nel settore educativo, fondamentale per il reinserimento sociale. Quanto alla Polizia penitenziaria, non c’è una forte carenza come altrove, ma anche qui c’è la ‘sabatite’: assenze per malattia concentrate il sabato o il lunedì, che gravano su chi è in servizio e aumentano la pressione su un comparto già fragile”.
Il ruolo del Parlamento e le criticità della struttura storica - Ricciardi ha rivendicato il lavoro parlamentare: “Questo carcere è stato oggetto di tre mie interrogazioni, alle quali il sottosegretario Delmastro ha risposto evidenziando interventi sulla pianta organica, sui numeri e su altri aspetti”. Ma ha precisato: “Le principali criticità sono nella struttura storica: basta guardare l’altezza delle mura per capire che gli interventi ordinari non bastano”.
Segnali positivi e realtà difficili: tra biblioteca e asili nido in carcere - Ha citato alcuni segnali positivi, come la nuova biblioteca, ma anche immagini che definisce “di forte impatto emotivo”: “In più occasioni abbiamo denunciato che i bambini non devono trovarsi in carcere; ma quando entri e ti trovi una stanza arredata come un asilo nido, capisci che quella realtà non dovrebbe essere lì”.
Gestione del personale e il nodo delle assenze nel fine settimana - Sul fronte del personale, il giudizio è netto: “Si registra una fase acuta di assenze per malattia nei fine settimana. Credo sia necessario ripristinare la ‘legge Brunetta’ anche per la Polizia penitenziaria, perché in presenza di tali regole le assenze tendono a ridursi”.
Le prospettive dopo la visita: miglioramenti e criticità persistenti - Quanto agli obiettivi della visita, Ricciardi ha spiegato: “Volevamo verificare se, dopo le denunce di questi anni, qualcosa fosse cambiato e se le dichiarazioni rese in aula dal sottosegretario corrispondessero al vero. Abbiamo controllato numeri, personale e nomina della nuova vice direttrice. Si è intervenuti, ma resta il problema idrico, un nodo atavico. E occorre mantenere alta l’attenzione, perché del carcere si parla solo quando scoppia un caso di cronaca. Bisogna entrarci, parlare con chi ci lavora e confrontarsi anche con i detenuti”.
Una cartolina dal carcere: tra criticità e speranze deluse - Piccole criticità sono state segnalate alla direzione: “Se risolte - ha concluso - potrebbero migliorare il dialogo con i detenuti e ridurre le tensioni. Resta molto da fare, ma la situazione è meno grave di quanto ci aspettassimo”. E così, tra vecchi muri, celle stipate e rubinetti asciutti, il carcere continua a essere la cartolina ingiallita di un’Irpinia che, davanti allo specchio, preferisce sempre guardare altrove.









