di Katiuscia Guarino
Il Mattino, 22 novembre 2024
Condizioni disumane nelle celle, carenza idrica e emergenza sanitaria: sono queste le criticità riscontrate nel carcere di Bellizzi dai rappresentanti della Camera Penale Irpina e degli esponenti dell’associazione Nessuno tocchi Caino nel corso della visita nella casa circondariale. Ieri mattina l’iniziativa, alla quale è seguita la presentazione di un libro, presso la struttura di contrada Sant’Oronzo. Le problematiche rilevate sono state al centro del dibattito che si è tenuto al termine della visita e che ha visto la partecipazione della direttrice in missione del carcere, Maria Rosaria Casaburo; il presidente della Camera Penale Irpina, Gaetano Aufiero; il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Avellino, Fabio Benigni; l’ex parlamentare Rita Bernardini e Sergio D’Elia segretario dell’associazione Nessuno tocchi Caino.
“Il carcere di Avellino: un contesto degradato dove non lavora bene nessuno” afferma la presidente Bernardini. “Per fare un caso specifico: mancava l’acqua e recentemente è stata tolta del tutto. È paradossale che nella provincia con la maggiore abbondanza d’acqua in Italia, dove sgorga ovunque, in un carcere questa risorsa essenziale non sia disponibile. Questo perché, negli anni, non sono state realizzate le opere strutturali necessarie”, sottolinea Bernardini che rimarca le difficoltà legate alla presenza dei detenuti con problemi psichici.
“Il carcere di Avellino è pieno di detenuti che avrebbero bisogno di cure, ma che invece vivono in condizioni disperate e finiscono per compiere atti estremi, come incendiare la cella, aggredire altri detenuti o autolesionarsi. L’area sanitaria è un disastro. Manca un dirigente sanitario e i detenuti spesso attendono mesi o addirittura anni per una visita. Il carcere, dunque, rischia di diventare il simbolo stesso dell’illegalità”.
All’emergenza sanitaria si somma quella delle condizioni in cui sono ristretti i detenuti. “Durante la visita, siamo stati nel reparto di isolamento che definire disumano sarebbe un eufemismo” afferma il presidente della Camera Penale, Gaetano Aufiero. “Le condizioni di detenzione non rispettano i principi di umanità sanciti dalla nostra Costituzione. Abbiamo riscontrato celle sovraffollate, mancanza d’acqua, sporcizia e situazioni sanitarie indegne.
Questa realtà è lontanissima dai principi di civiltà giuridica. In una cella destinata a due persone erano in cinque. In altre aree, quattro detenuti condividevano pochi metri quadrati. La carenza d’acqua peggiora la situazione, soprattutto di notte e nei mesi estivi”, conclude Aufiero. Sulla stessa linea Sergio D’Elia: “Nella sezione di isolamento il degrado è evidente sia dal punto di vista generale sia strutturale. In quel luogo si trovano persone con dipendenze da sostanze o con gravi problemi mentali. Persone che, per la loro condizione, non dovrebbero essere in un luogo di privazione della libertà. Bisogna trovare soluzioni alternative”.
Presente alla visita anche il deputato del Movimento Cinque Stelle, Michele Gubitosa che propone “la realizzazione di case di comunità per il reinserimento sociale ove destinare i detenuti con pena residua fino a 12 mesi. Aiuterebbe a decongestionare il sovraffollamento carcerario. Per noi è fondamentale anche mettere risorse per potenziare il reinserimento lavorativo che abbatte la recidiva”. All’incontro hanno partecipato Carlo Mele, garante provinciale dei diritti dei detenuti e Giovanna Perna, componente dell’Osservatorio carcere campano.










