di Katiuscia Guarino
Il Mattino, 4 aprile 2025
“Manca l’acqua per dieci ore al giorno, dalle 18.00 non si può più andare in bagno”. “Nel carcere di Avellino manca l’acqua per dieci ore al giorno”. È la denuncia del garante provinciale per i diritti dei detenuti, Carlo Mele, che si appella a tutte le istituzioni per risolvere il disagio. A stretto giro arriva la risposta dell’amministratore unico dell’Alto Calore, Antonello Lenzi, che ha preso in carico la questione per cercare di risalire all’origine del problema. Il garante è preoccupato per la situazione che si registra nel penitenziario di Bellizzi Irpino. “Siamo ad aprile - dice Mele - e l’acqua viene tolta alle 6 del pomeriggio e viene rimessa alle 7 del mattino successivo. E questo accade ad aprile. Nei mesi di luglio e agosto cosa succederà?
Il problema dell’acqua diventa un’emergenza gravissima, perché non si può stare in una comunità come quella carceraria senza acqua”. Mele sottolinea che i detenuti “dalle 18 non possono più andare in bagno a causa dei rubinetti a secco”. La situazione che descrive il garante provinciale per i diritti dei detenuti è davvero critica. “Se già ora l’acqua manca per dieci ore consecutive, con l’arrivo dell’estate potrebbe diventare insostenibile”, ribadisce. “Questa è una delle priorità su cui bisogna lavorare - riprende Mele -. Oltre alla casa circondariale di Avellino, la medesima problematica si registra nel penitenziario di Ariano Irpino”.
Quindi, l’appello alle istituzioni, “a cominciare dall’Alto Calore per individuare la causa e trovare una soluzione in tempi rapidi”. L’amministratore della società di corso Europa si è immediatamente attivato non appena ricevuta la segnalazione. “Mi sono subito messo in contatto con l’amministrazione del carcere di Avellino, in particolare con il dottore Arcangelo Zarrella. Stiamo effettuando un approfondimento - spiega Lenzi - Allo stesso tempo, devo dire che il nostro responsabile del distretto sostiene di non aver mai ricevuto avvisi dalla casa circondariale rispetto a tale problematica, che non immaginavamo proseguisse anche dopo l’estate”. Il numero uno di Alto Calore, dunque, si è messo in moto per verificare quale sia l’origine di questa situazione. “Dobbiamo capire se si tratta di un problema interno alla struttura o deriva dal nostro sistema di alimentazione della casa circondariale. Può darsi che si renda necessario intervenire sulle vasche o che vada fatto un intervento di altro tipo.
Approfondiremo per agire. Se c’è da aggredire questa situazione lo faremo, così come abbiamo fatto in estate sia per le strutture carcerarie sia per quelle sanitarie”. Lenzi non manca di evidenziare un aspetto: “Sarebbe opportuno che determinate cose venissero poste direttamente ai vertici dell’Alto Calore, al fine di un intervento più rapido. In ogni caso, la serietà del monito è tale che richiede la massima attenzione da parte nostra”, conclude l’amministrazione unico della società di corso Europa che si occupa della gestione del servizio idrico. Proprio nella casa circondariale di Avellino, i detenuti hanno incontrato gli studenti dell’istituto alberghiero “Manlio Rossi Doria” per raccontare le loro storie. Un confronto promosso nell’ambito dei progetti di giustizia riparativa del centro “Il lampione della cantonata”.
Verrà realizzato anche un docufilm dal titolo “Un Altro mondo è possibile”, sempre nell’ambito del programma di attività del centro di giustizia riparativa. All’incontro in carcere, oltre a Carlo Mele, erano presenti l’avvocato Giovanna Perna (coordinatrice del centro di giustizia riparativa e promotrice dell’incontro dell’altro ieri) e Giuseppe Centomani, già Direttore del centro di giustizia minorile della Campania. Entrambi sono componenti della cabina di regia del centro “Il lampione della cantonata”, che sta portando avanti un’intensa azione sul territorio.











