sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Alessandra Montalbetti

Il Mattino, 23 maggio 2025

“Paolo è a limite della sopravvivenza e ha diritto ad essere salvato”. “Mio nipote si deve riprendere e dobbiamo riportarlo a casa”. Il commovente appello è quello di nonna Cira Russo. Chiede di trovare con urgenza, per suo nipote Paolo Piccolo, un posto in una struttura riabilitativa del Centro-Sud Italia specifica per le cure di cui necessita il 26enne originario di Barra, ridotto in fin di vita nel carcere di Bellizzi Irpino, da dieci detenuti che si sono accaniti brutalmente sul corpo del giovane detenuto ad ottobre scorso.

“Mio nipote non fa parte di nessun clan, ha sbagliato e stava pagando per quanto compiuto, ma non si merita di morire. Mio nipote si deve riprendere e deve essere trasferito in un centro di riabilitazione intensivo. Ha due bambini piccoli che chiedono sempre di lui”. Da sette mesi, fanno la spola tra Barra e Avellino per far sentire la loro presenza a Paolo. “Lui avverte tutto, è uscito dal coma, pesa venticinque chili, ora non possiamo mollare, dobbiamo salvarlo. Abbiamo anche dormito in questo ospedale, pregando ininterrottamente affinché Paolo rispondesse alle terapie. Ora che i medici del Moscati hanno fatto di tutto per salvarlo non possiamo mollare” conclude nonna Cira.

All’appello dei familiari di Paolo si è unito anche il Garante provinciale dei detenuti e delle persone limitate della libertà personale, Carlo Mele, che è in contatto costante con i familiari di Paolo Piccolo affinchè venga trovata una soluzione, ma velocemente. “Paolo è in uno stato vegetativo. Non basta tenerlo in vita: servono stimolazioni, cure, movimento bisogna fare in fretta” dice Mele. “Ma non solo”, prosegue il garante dei detenuti, “la madre può vederlo una volta a settimana. Una regola carceraria. Ma Paolo non è più in carcere. È in ospedale. Ed è ridotto a un corpo fragile, che respira a fatica. Un figlio, in quelle condizioni, ha diritto alla presenza della madre, serve un permesso in più per consentire a questo figlio di aver accanto la madre”. Presente davanti al presidio ospedaliero avellinese anche il legale della famiglia Piccolo, l’avvocato Costantino Cardiello che, prima di lanciare un appello altrettanto accorato, tiene a sottolineare: “Fate presto, salviamo la vita a Paolo versa in uno stato vegetativo e per rimanere in vita ha bisogno di un centro di riabilitazione intensiva specifica”.

Il legale va avanti e lancia l’appello: “Paolo è a limite della sopravvivenza e ha diritto ad essere salvato, anche se detenuto non vuol dire che è un cittadino di serie B e possiamo cedere il suo posto ad un’altra persona. Viviamo in uno Stato di diritto e anche gli ultimi come Paolo vanno curati. La sopravvivenza che gli ha garantito il Moscati di Avellino, non deve essere vanificata”. Per il legale questa vicenda può essere sintetizzata in un’unica parola: “Impotenza, sia quando Paolo è stato picchiato in carcere, non riuscendo a garantirgli il diritto alla salute e ora che l’amministrazione sanitaria non riesce a trovare velocemente una struttura di riabilitazione dove trasferire Paolo”. Il prossimo 27 giugno inizierà il processo per i dieci detenuti ristretti insieme a Paolo Piccolo nell’ottobre 2024 nell’istituto penitenziario di Bellizzi Irpino. Il gip ha disposto l’avvio del processo per i dieci, davanti al collegio presieduto dal giudice Sonia Matarazzo. Sono tutti accusati di tentato omicidio aggravato, sequestro di persona e resistenza.

Due gli irpini raggiunti a marzo scorso dall’ordinanza di misura cautelare in carcere, Francesco Sabato Crisci e Giovanni Flammia, mentre gli altri detenuti coinvolti nel brutale pestaggio di Piccolo sono Nelly Osemwege, Valentino Tarallo, Raffaele Zona, Agrippino Paudice, Giovanni Capone, Pasqualino Milo, Luigi Gallo, Luciano Benedetto. I dieci della spedizione punitiva sono riusciti a raggiungere la cella in cui era ristretto Paolo Piccolo, bloccando e picchiando gli agenti per poi sottrargli le chiavi.

Piccolo prima è stato colpito nella cella, poi una volta trascinato fuori è stato colpito con calci, pugni e mazze metalliche ricavate dalle spalliere dei letti.