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di Vinicio Marchetti

avellinotoday.it, 4 gennaio 2026

Si chiama “Oltre le mura: la persona dietro alla detenzione femminile”. Un titolo che non accarezza. Scava. E pretende attenzione. Perché parla di giustizia, sì. Ma soprattutto di corpi, di donne, di bambini. Di esseri umani che lo Stato rinchiude e poi dimentica. A introdurre l’incontro è Sara Spiniello, del Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle di Avellino. Poche parole, nette. Poi la cornice, affidata alla dottoressa Simona Romani, referente per le Pari Opportunità. Anche qui nessuna retorica: solo il tentativo di riportare la questione dove dovrebbe stare da sempre. Nella coscienza pubblica.

Poi prende la parola Claudia Cavallo. Criminologa giuridica. Esperta di diritti umani. Una che il carcere non lo studia da lontano, ma lo ha attraversato come membro dello staff del Garante dei detenuti della Regione Campania e dell’Osservatorio sulle persone private della libertà personale. Sa di cosa parla. E infatti non addolcisce nulla.

“L’argomento carcere oggi è assolutamente scomodo”, dice. E lo dice senza abbassare lo sguardo. “Se ne parla, ma non c’è stato un intervento concreto. Sono 63mila i detenuti in Italia. Solo 7mila dovrebbero stare realmente in carcere. Il sovraffollamento è al 139%. È arrivato il momento di intervenire”.

La Campania non fa eccezione. Anzi. “Io mi auguro che con Roberto Fico, nuovo presidente della Regione, possa cambiare qualcosa”, afferma Cavallo. Ricorda una lettera scritta dai detenuti. Una risposta arrivata. Un segnale, forse. “Bisogna far rispettare l’articolo 27 della Costituzione. Non parliamo di privilegi, ma di diritti. Di rieducazione. E soprattutto dell’articolo 32: il diritto alla salute”. E qui la voce si fa più dura. Perché quando si parla di dignità, il sistema crolla. “La tutela della dignità viene violata quotidianamente”, denuncia. “Il detenuto resta detenuto anche fuori. Diventa ex detenuto. È uno stigma. È un ergastolo a vita”.

L’Icam di Lauro e la detenzione femminile - Poi l’Irpinia. L’Icam di Lauro. Un nome che dovrebbe inquietare più di quanto faccia. Sei donne detenute. Cinque bambini. Due gravidanze. Celle che diventano culle. “Non parliamo di reati di sangue”, precisa Cavallo. “Parliamo di reati minori che per legge dovrebbero consentire l’accesso automatico alle pene alternative. Un nascituro non può pagare per l’errore di un adulto. Non può crescere in carcere. Ognuno nasce libero. Ed è inammissibile che una creatura che deve ancora nascere si trovi in una cella”.

La città e il carcere: un dialogo aperto - Le riforme? Cartabia. Nordio. Nomi importanti, risultati meno. “No, non hanno aiutato”, taglia corto Cavallo. “Hanno peggiorato le cose. Tante parole, nessun intervento reale. Amnistia e indulto sono gli unici strumenti per cambiare davvero il sovraffollamento e il sistema carcerario attuale”.