di Alessandra Montalbetti
Il Mattino, 21 ottobre 2025
“Chiediamo l’intervento del ministro della Giustizia affinché non si ripeta ancora quanto accaduto a Paolo”. A chiederlo è il fratello di Paolo Piccolo, Giorgio che non si dà pace per il brutale pestaggio che ha subito suo fratello in una cella del carcere di Bellizzi. “Paolo era un ragazzo pieno di vita, pieno di amici. Un ragazzo di soli 26 anni, padre di due bambini e dal 2019 era in carcere per scontare la sua pena. Aveva quasi terminato di espiare la condanna inflitta e da un mese era stato trasferito a Bellizzi Irpino”. Era tranquillo. I familiari lo sentivano ogni settimana e quando era possibile si recavano a colloquio.
Tutto è cambiato la sera del 22 ottobre del 2024. Alle 22.15 è partita la spedizione punitiva nei confronti di Paolo Piccolo, di Barra. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti i primi ad aver la peggio sono stati i due agenti della polizia penitenziaria di turno quella notte. In particolare Valentino Tarallo, Agrippino Paudice e Vincenzo Pisapia - armati di bastoni di legno di ritorno dagli ambulatori e dalla infermiera sono riusciti ad introdursi nel box riservato alla penitenziaria e dopo aver minacciato di morte i due agenti sono passati subito alle vie di fatto. Hanno bloccato, spingendolo contro il muro, uno dei due uomini in divisa, nel tentativo di sottrargli le chiavi del piano terra destro dove era ristretto il loro bersaglio. Non contenti i tre detenuti Tarallo, Pisapia e Paudice unitamente a Nelly Osemwege hanno colpito i due agenti con dei violenti schiaffi al volto.
Alla fine tutti insieme hanno costretto uno dei due agenti a seguirli fino al primo piano, mentre un altro ristretto - accusato di tentato omicidio - è rimasto all’interno del box per sorvegliare l’altro agente di turno, affinché non facesse scattare l’allarme sonoro, sotto minaccia di morte. “Non torni a casa se ti muovi”. Queste le parole proferite da uno dei detenuti coinvolto nel pestaggio. Ma i familiari, tramite i loro legali Costantino Cardiello e Salvatore Operetto, hanno chiesto l’acquisizione delle immagini di videosorveglianza attiva nell’istituto penitenziario. Vogliono vedere con i loro occhi cosa hanno fatto agli agenti e a Paolo. E sono ancora in attesa di riceverle. Giorgio si chiede “perché non sono arrivati i rinforzi. Perché nessuno ha fermato la spedizione punitiva durata diverso tempo”.
Ora chiedono giustizia e l’ergastolo per i tutti i responsabili. “Nel carcere Paolo doveva essere protetto e gli agenti della polizia penitenziaria di turno quella sera che sostengono di essere stati bloccati, picchiati e privati delle chiavi della cella, avrebbero potuto fare di più per salvare mio fratello dalle grinfie di quei malintenzionati. Mio fratello doveva essere protetto dallo Stato”. I familiari del giovane deceduto sono convinti che “le responsabilità della morte del loro congiunto siano da ricercare anche tra gli agenti della polizia penitenziaria in servizio quella sera e nei vertici del carcere di Bellizzi Irpino, oltre che nei responsabili del dipartimento amministrazione penitenziaria”. Intanto restano in attesa della fissazione dell’autopsia che si svolgerà al Moscati.
Solo al termine degli accertamenti irripetibili, la salma verrà affidata ai familiari per il rito funebre. Ricordiamo che a processo sono finiti i dieci detenuti ristretti insieme a Paolo nell’ottobre 2024 nel carcere di Bellizzi Irpino. Tre detenuti sono stati condannati al termine del rito abbreviato a luglio. Raffaele Zona ha rimediato una condanna a dieci anni e otto mesi mentre Giovanni Capone e Agrippino Paudice sono stati condannati a sette anni e quattro mesi. Per coloro che hanno scelto il rito ordinario la prossima udienza è prevista per il 7 novembre, per loro dovrebbe anche cambiare il capo di imputazione: da tentato omicidio in omicidio.











