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di Alessandra Montalbetti

Il Mattino, 22 ottobre 2025

“Ho l’impressione che nel carcere di Bellizzi Irpino ci siano mura del silenzio, della paura e dell’omertà”. Il duro attacco alla gestione del carcere di Bellizzi Irpino, dopo la morte del detenuto ventiseienne di Barra, Paolo Piccolo, massacrato di botte nella cella del carcere “Antimo Graziano” che occupava da solo un mese, arriva dal garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello. “Chiediamo giustizia e verità per Paolo. L’abbiamo chiesta fin dall’inizio, non appena abbiamo appreso del pestaggio del ventiseienne arrivato dal carcere di Frosinone a Bellizzi Irpino a settembre 2024. A distanza di un anno dalla sua aggressione continuiamo a chiederla”.

Samuele Ciambriello ancora una volta denuncia le criticità che si vivono quotidianamente nell’istituto penitenziario avellinese. “Tutti parlano di spedizione punitiva, ma punitiva per cosa. Cosa aveva fatto Paolo” chiede Ciambriello. Al contempo si chiede “la direzione del carcere di Bellizzi Irpino non ha registrato nessuna anomalia nei giorni precedenti al pestaggio. Negli istituti penitenziari in generale è sempre meglio prevenire che curare”. Punta il dito anche sulla carenza di organico ed eventuali omissioni.

“Il carcere di Bellizzi Irpino è un vero colabrodo, pochi uomini e sistemi in tilt. Tutto questo lo dimostrano anche le evasioni e le tentate evasioni che ci sono state negli ultimi anni, così come le aggressioni sia verso gli agenti che nei confronti di altri detenuti”. Ed è sui numeri che si concentra Ciambriello. Il garante si chiede “quella notte quanti agenti erano di turno e come hanno fatto tutti quei detenuti ad arrivare alla cella di Paolo. Hanno dovuto aprire quattro, cinque, sei cancelli. Tutto questo come è stato possibile”. Le denunce arrivano da chi ben conosce la realtà carceraria e soprattutto quella di Bellizzi Irpino, istituto che il garante dei detenuti ha visitato diverse volte. E il sistema di sorveglianza “era funzionante o meno”. Domande legittime, condivise dai familiari di Paolo, che meritano risposte urgenti.

“In quel carcere ho visto nell’ultima visita negati i diritti dei detenuti, e come unica risposta al pestaggio brutale di Paolo, è stato disposto il trasferimento di un’intera sezione quella dell’Alta Sicurezza, come se quei detenuti fossero le menti del pestaggio. Ma in realtà Paolo era ristretto per reati comuni”. Anche uno dei legali nominato dai familiari di Paolo Piccolo, l’avvocato Costantino Cardiello sostiene che “qualcosa non ha funzionato”. Aspetti sui quali nei prossimi giorni il difensore accenderà i riflettori. “Si andrà a verificare che cosa non ha funzionato in quell’istituto penitenziario, nonostante la carenza di personale che purtroppo è alla base di queste disfunzioni, ma un segnale ai familiari va dato dallo Stato che non ha saputo garantire la vita di questo giovane”.

“Il cordoglio della famiglia ora si trasforma in una richiesta accurata di verifica, una richiesta per chiarire soprattutto che cosa non ha funzionato nella catena di custodia. Paolo è morto all’interno di un penitenziario, conosciamo tutte le criticità dei vari istituti, però siamo pur sempre in uno stato liberale che deve garantire la salute e la vita anche dei detenuti, motivo per il quale credo che la magistratura accenderà un faro anche su questo”. Purtroppo a distanza di un anno di tempo dall’aggressione il giovane non ce l’ha fatta “a nulla sono servite le cure meticolosissime che l’equipe dell’ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, ha prestato per tutto quest’anno, condizioni cliniche sicuramente deteriorate fino all’inevitabile exitus”. A processo sono finiti i dieci detenuti ristretti insieme a Paolo nell’ottobre 2024 nel carcere di Bellizzi Irpino.