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di Katiuscia Guarino

Il Mattino, 2 agosto 2024

Poca acqua e scabbia, carceri irpine in ginocchio. La situazione è sempre più drammatica negli istituti penitenziari della provincia. Sovraffollamento, diffusione di malattie infettive e carenza di cure sanitarie. Aumentano gli atti di autolesionismo. Non solo. Bisogna fare i conti anche l’emergenza idrica che impone il razionamento dell’acqua e la mancanza di personale penitenziario che è diventata cronica. Il quadro è dunque preoccupante. A denunciarlo è il garante provinciale per i diritti dei detenuti, Carlo Mele insieme all’avvocato Giovanna Perna, componente dell’Osservatorio Carcere Unione Camere Penali italiane nel corso di una conferenza stampa. Mele e Perna fanno appello al Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) e al Governo per “intervenire subito con provvedimenti urgenti e immediati”.

Le problematiche maggiori si registrano nelle case circondariali di Avellino e Ariano Irpino. Proprio in quest’ultimo istituto sono scoppiati casi di scabbia. Il garante Mele ha inviato una nota all’Asl per chiedere informazioni sulla terapia che si sta adottando. La diffusione è favorita dal sovraffollamento. “Dai miei incontri nel penitenziario di Ariano Irpino sono emersi casi di scabbia - afferma il garante Mele -. Il contagio purtroppo avviene nella cella dove si condividono gli stessi spazi, oggetti e indumenti personali. Ho chiesto all’Asl informazioni sulla terapia”. In una nota l’Azienda sanitaria locale fa sapere che la terapia è stata “effettuata dal personale dell’area sanitaria. Ogni paziente ha facoltà di accettarla. Il contagio - si legge nella nota - avviene per contatto diretto prolungato tra le epidermidi, tra le epidermidi e le mucose, condivisione di lenzuola e altri oggetti. La diffusione della scabbia è favorita dall’affollamento e dalle carenti condizioni igieniche”. Pertanto, l’Asl garantisce il “trattamento e controllo della stessa, non potendo chiaramente prevenire in nessun modo il contagio”.

Nel periodo estivo si aggiunge un’altra emergenza, quella dell’acqua. “Ci preoccupa, inoltre, la situazione idrica. L’acqua è razionata. Le attività in carcere che nel periodo estivo sono sospese. Le strutture sono in crisi. Il personale di polizia non è in grado, a volte, di sostenere neanche i turni perché mancano gli agenti”, rimarca Mele. Che aggiunge: “Ma chi interviene? Vorrei sapere a chi bisogna rivolgersi per risolvere questi problemi. Si parla di emergenza carcere ma nessuno fa nulla”.

Mele e Perna sostengono che le criticità sono destinate ad aumentare. Di pari passo anche i suicidi. Nei quattro penitenziari irpini (Avellino, Ariano Irpino, Sant’Angelo dei Lombardi e Icam di Lauro) il dramma maggiore è rappresentato dalla gestione dell’area sanitaria. Non solo carenze di figure specialistiche che si occupano dei detenuti con problemi psichiatrici, ma ora c’è da fronteggiare la diffusione delle malattie contagiose.

“Ogni volta che entro in un carcere, il direttore, gli agenti e gli stessi detenuti lamentano una situazione sanitaria che non è lodevole - spiega Mele -. Prima di parlare di carcere, uno si dovrebbe rendere conto dell’ambiente in cui ci si trova”. Il garante provinciale sottoscriverà a breve un protocollo d’intesa con l’associazione medici in pensione, medici cattolici, Rotary, Lions e l’associazione del chirurgo Carlo Iannace per “cercare di intervenire sulle carenze sanitarie” all’interno del penitenziario. “L’aspetto sanitario in carcere rimane un dramma. - sottolinea Mele -. Non si riesce a trovare un modo per alleggerire questa pesantezza. I detenuti che soffrono di malattie psichiatriche sono in aumento. Fuori dal carcere, la situazione è simile, ma dentro, se non interviene l’Asl con i suoi medici, il problema è amplificato”.