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di Luigi Labruna

La Repubblica, 30 marzo 2022

La ferocia degli invasori russi in Ucraina monopolizza l’attenzione di tutti facendo sì che vengano ignorate o sottovalutate persino violazioni di norme di civiltà che accadono qui da noi e che, in tempi diversi, provocherebbero polemiche senza fine. Pochi, ad esempio, hanno dato rilievo all’ennesima condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo all’Italia per i “trattamenti inumani e degradanti” inflitti ad una persona tenuta in carcere nonostante fosse affetta da gravi patologie psichiatriche, per curare le quali sarebbe stato necessario il ricovero immediato in una delle “residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza” (Rems).

Strutture create per “superare” gli “ospedali psichiatrici giudiziari” (Opg), a loro volta istituiti nel 1975 per sostituire i “manicomi giudiziari” sull’onda dell’indignazione provocata dalla morte, in quello di Napoli, di una poveretta bruciata viva sul letto di contenzione. A parte il nome, però, l’innovazione cambiò ben poco.

Tanto che nel 2012 una commissione di inchiesta del senato scoprì che in quegli “ospedali” accadevano cose che - disse Napolitano - suscitavano “estremo orrore”. Si passò, così, alle Rems (ora “regionalizzate”), che dovrebbero essere governate da logiche di cura e non di contenzione senza che, però, ciò sempre accada. Inoltre, molte non hanno posti sufficienti ad accogliere tutti quelli che dovrebbero. Come hanno costatato il 12 scorso gli osservatori di “Antigone” che hanno visitato l’ex ospedale psichiatrico giudiziario “Filippo Saporito” di Aversa, dove quasi 150 anni fa fu istituita la prima “sezione per maniaci” (“delinquenti” troppo “pazzi” per stare in carcere e troppo “criminali” per stare in un manicomio “civile”).

E hanno riscontrato che, nonostante sia una “casa di reclusione”, vi sono attualmente astrette, per effetto di misure di sicurezza, ben 53 persone. Inoltre, nonostante le necessità di cura di queste, manca ancora un dirigente dell’area sanitaria e per mesi è mancato persino uno psichiatra (ci va due volte a settimana una psicologa dell’Asl). Insomma, balletto dei nomi a parte, le norme di civiltà sugli internati con patologie psichiatriche vengono disattese. Mentre il garante nazionale dei detenuti denuncia che, dall’inizio del 2022, siamo ormai a un tentativo di suicidio (spesso riuscito) ogni tre giorni.