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di Mattia Bufi

Il Mattino, 29 maggio 2026

Quando si vive reclusi all’interno di un carcere anche le cose più semplici sembrano irraggiungibili. Ma anche un luogo di detenzione può offrire grandi opportunità per riavvicinarsi a quel concetto di normalità, spesso dato per scontato da parte di chi può godersi la libertà. È quello che è successo a sei dei ristretti della casa di reclusione Filippo Saporito di Aversa che hanno avuto l’occasione di partecipare a un progetto di formazione finalizzato ad apprendere il lavoro di pizzaiolo e che ieri hanno ricevuto l’attestato di fine corso. Ad organizzare l’iniziativa, la Eli Academy Iannucci Pizzaioli in Luce del pizzaiolo Vincenzo Iannucci che, con il suo centro di formazione professionale per pizzaioli, panificatori e operatori del settore food opera nel terzo settore e unisce lo studio dell’arte bianca con l’impegno sociale. Non a caso il progetto culminato ieri con la cerimonia nel carcere di Aversa è stato intitolato “Pizza: strumento di luce per realizzare un sogno”.

Da novembre ad aprile, i pizzaioli aderenti all’Academy Iannucci hanno trasmesso le proprie competenze ai partecipanti al corso. “Siamo felici del risultato ha commentato Vincenzo Iannucci, presidente dell’Academy e contiamo di portare avanti altri progetti all’interno del carcere”. La Academy raccoglie 150 pizzerie in tutta Italia e al progetto hanno partecipato nomi famosi del settore come le pizzerie Di Matteo e Bellini del centro storico di Napoli, la pizzeria Karma di Pompei, Panoramica 53 e tante altre. Stiamo già lavorando a un altro progetto per settembre nel carcere di Nisida e a iniziative solidali con la Fondazione Santobono Pausilipon, attraverso la realizzazione di un piccolo libro dedicato ai bambini dei reparti di oncologia. Si chiama “Mani che donano” e raccoglie ricette e storie bibliche”.

Anche Alessandro Iovino, moderatore dell’incontro, ci tiene a far passare un messaggio: “Si dice che finché c’è vita c’è speranza. Ma io dico che finché c’è speranza c’è vita. E anche una semplice pizza diventa strumento per incoraggiare, perché la luce della speranza è la luce che viene da Dio”. Durante l’incontro sono intervenuti alcuni dei pizzaioli. Gennaro Tommasino, della pizzeria Bellini si è detto “orgoglioso di aver aiutato i ragazzi a crearsi un futuro”. Per Edoardo Ammendola della pizzeria Di Matteo “aderire a questo progetto è stato entusiasmante”. “Abbiamo incontrato persone che all’inizio non avevano speranza su nulla e oggi si trovano con un mestiere tra le mani”, dice Giuseppe Malafronte di Karma. “L’iniziativa simboleggia un’espressione di amore nei confronti dei ristretti. Gesù ci insegna ad amare il prossimo come noi stessi, ed è quello che ho visto fare qui”, aggiunge Giuseppe Di Iorio, ministro di culto evangelico attivo nelle carceri di Secondigliano e Nisida e presente ieri per sostenere il progetto insieme al garante dei detenuti della provincia di Caserta, don Salvatore Saggiomo.

Il funzionario giuridico-pedagogico della casa di reclusione Filippo Saporito, Giuseppina Scarpato, spiega le ricadute positive che queste attività hanno sui ristretti: “I corsi professionali hanno per loro una molteplice importanza. Innanzitutto permettono di acquisire competenze poi spendibili nel mondo del lavoro una volta usciti, finalizzate al reinserimento in società, obiettivo principale dell’amministrazione penitenziaria. L’attività però acquisisce una particolare importanza anche dal punto di vista personale perché questo corso è stato vissuto dai partecipanti come un impegno quotidiano da rispettare e dà loro modo di lavorare in gruppo e sviluppare capacità relazionali che altrimenti avrebbero fatto fatica ad emergere”.