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di Biagio Salvati

 

Il Mattino, 8 gennaio 2015

 

Sarà un'inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli Nord a stabilire le cause della morte di un marittimo di Vico Equense, affetto da turbe psichiche, deceduto nel pomeriggio dell'Epifania nell'Ospedale Psichiatrico di Aversa dove era detenuto da circa dieci anni.

Il corpo di Antonio Staiano, 50 anni - questo il suo nome - è stato trovato senza vita dal personale di polizia penitenziaria poco dopo le cinque del pomeriggio del 6 gennaio scorso, durante i controlli di routine degli agenti. I poliziotti hanno notato l'uomo immobile, in una posizione che ha insospettito la divisa e che ha poi trovato riscontro nella constatazione del decesso da parte del medico legale.

Staiano, morto apparentemente per una crisi cardiaca, era detenuto nella struttura aversana in quanto accusato del duplice omicidio dei suoi genitori avvenuto nella notte fra il 20 ed il 21 agosto del 2001. Bussò alla porta dei genitori e si scagliò contro la madre, accoltellandola. Fece lo stesso con il padre mentre riuscì a sfuggire alla morte sicura, la sorella. Sposato e all'epoca padre di una bambina di tre anni si costituì al carcere di Poggioreale approdando successivamente all'Opg di Aversa, per il suo stato di infermità mentale dopo una condanna a dieci anni non del tutto scontata.

Sul corpo dell'uomo, a quanto si apprende, sarebbe stata disposta un'autopsia per accertare con più precisione i dettagli della morte: un decesso che ha fatto aprire un'inchiesta della Procura competente di Napoli Nord. Nel carcere aversano, infatti, il sostituto procuratore Rossana Esposito ha presenziato al sopralluogo giudiziario protrattosi fino a tarda notte delegando i carabinieri del Ris di Napoli che hanno eseguito una serie di accertamenti fino a tarda notte.

Una morte naturale trattata - visto anche il contesto - con un vero e proprio approfondimento sulla dinamica che ha portato al decesso di quell'omone di circa due metri, rinchiuso a scontare la cosiddetta "pena bianca" in una struttura che è stata teatro di diversi decessi (anche suicidi) e inchieste giudiziarie che in passato hanno toccato medici, personale e vertici. Nel fascicolo giudiziario aperto dalla Procura sono confluite anche testimonianze e altri elementi acquisiti dagli investigatori che hanno lavorato usando strumentazioni e apparecchiature dello speciale reparto dell'Arma seguendo un particolare protocollo.

Anche l'anno scorso si sono susseguite una serie di decessi naturali mentre uno degli ultimi episodi, legati alla morte dei reclusi, risale a circa due anni fa quando il corpo di un internato fu trovato carbonizzato. La salma di Staiano è stata trasferita presso l'istituto di Medicina Legale di Caserta dove verrà eseguita l'autopsia (per una questione di tutela) tra oggi e domani: un ulteriore passaggio per certificare ulteriormente la causa della morte che è risultata essere per arresto cardiaco. Anche l'Opg aversano, diretto da Elisabetta Palmieri, secondo la legge avrebbe già dovuto chiudere.

E invece, 76 campani nel 2013 sono usciti, ma 107 sono entrati a distanza di due anni dall'annunciata chiusura delle sei strutture che nella penisola oggi contengono un migliaio di uomini e donne e avrebbero dovuto cessare le attività già al marzo del 2013: data slittata al marzo del 2015 dopo due proroghe. Intanto, si aprirà il 27 marzo prossimo, davanti al giudice monocratico del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il processo a carico dell'ex direttore dell'Opg di Aversa, Adolfo Ferraro (peraltro anche autore di libri tra cui uno sulle storie del manicomio aversano) accusato con altri 17 medici di maltrattamento e sequestro di persona. L'inchiesta nasce da un'ispezione e dalle denunce di alcuni familiari dei pazienti raccolte in un fascicolo della Procura. Si tratta di reati commessi ai danni degli internati, dal 2006 e fino al gennaio 2011. Gli imputati sono accusati, tra l'altro, di aver costretto alcuni internati nei letti di contenzione per periodi temporali e con modalità non consentiti.