di Chiara Daina
Corriere del Mezzogiorno, 1 settembre 2026
Asl e coop sociali: il progetto di zoo-arteterapia ha già coinvolto 60 reclusi di Aversa. La relazione con i cani per i detenuti del carcere di Aversa è il ponte per connettersi con rabbia, aggressività e traumi che portano dentro. Grazie a un progetto sperimentale di “zoo-arteterapia”, sostenuto dall’Asl di Caserta e due cooperative sociali, Albanova e Amame, che è partito a luglio 2025 e finora ha coinvolto una sessantina di uomini reclusi (tra maltrattanti, destinatari di misure di sicurezza e giovani di 18-21 anni). Gli incontri, da due ore ciascuno, si svolgono due volte a settimana.
Dopo l’intervento assistito con gli animali, i partecipanti sono invitati a esprimere le loro emozioni su un foglio, con un disegno libero, utilizzando semplicemente dei colori, oppure attraverso il corpo, assumendo posizioni nello spazio che rappresentino paura, tranquillità, dolore, agitazione o qualsiasi altro stato d’animo che provano in quel momento. “L’obiettivo è abituare il detenuto ad ascoltarsi interiormente per modificare il comportamento autodistruttivo e disinteressato e, verso gli altri, oppositivo e provocatorio.
Vengono impiegati a turno sei-sette cani, tra setter irlandesi, pinscher, levrieri e meticci, a seconda degli aspetti su cui il gruppo deve lavorare: accudimento, senso di responsabilità, ricerca della calma, ascolto dei bisogni”, spiega la psicologa Maria Teresa Corvino, responsabile del progetto. “L’operatore - cita ad esempio - aiuta i detenuti a riflettere sul bisogno che potrebbe avere il cane, come sete, fame, ricerca di calma, voglia di giocare. Quando loro arrivano e sfogano con ira i malcontenti, il cane, posizionato in un cerchio al centro, si allontana dal gruppo, mentre quando i toni si abbassano e riceve carezze, si riavvicina, rimettendosi al centro degli sguardi”.
I primi risultati sono incoraggianti: “Gli iscritti non saltano mai le sedute e tendono a disinnescare le risse che scoppiano nei corridoi”. I dipartimenti di psicologia e veterinaria, rispettivamente dell’Università Vanvitelli e Federico II di Napoli, stanno conducendo uno studio sul progetto per raccogliere risultati scientifici. “Intendiamo costruire un modello di intervento standard di zoo-arteterapia in carcere coinvolgendo anche gli atenei di Milano, Bari e Messina” conclude Corvino.









