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di Giuseppe Di Federico

Il Riformista, 13 maggio 2022

Su richiesta del prefetto di Roma Rita Bernardini è stata messa alla porta dalla Fondazione Marco Pannella, perché ha subito una condanna a due mesi di carcere per disobbedienza civile. Follia! Se Pannella fosse vivo avreste cacciato anche lui.

Di recente si è costituita la fondazione Marco Pannella. Per me, vecchio radicale, è cosa molto bella. Purtroppo ciò che è avvenuto nella composizione del consiglio di amministrazione di quella fondazione è davvero meno bello. Nell’atto costitutivo della fondazione il consiglio di amministrazione era formato da tre persone: Maurizio Turco, segretario del partito radicale, Rita Bernardini e Aurelio Candido.

Il prefetto di Roma ha fatto sapere che l’On. Rita Bernardini non poteva far parte di quel consiglio perché gravata da una condanna penale a due mesi e 25 giorni (con la condizionale) per aver ceduto gratuitamente hascisc in Piazza San Carlo in una manifestazione pubblica con Marco Pannella e il gruppo dirigente radicale. Un dichiarato atto di disobbedienza civile non violenta. La decisione della prefettura non era motivata con riferimento ad una specifica previsione di legge ma su un orientamento in materia della prefettura stessa (come lo stesso Prefetto ha spiegato alla Bernardini). Gli altri due componenti del CDA per varie ragioni hanno recepito senza fare obiezioni la richiesta del Prefetto. Hanno quindi estromesso l’On. Bernardini dal consiglio di amministrazione della fondazione Pannella e nominato un altro soggetto al suo posto. La vicenda è al contempo surreale e incomprensibile. Surreale perché anche Pannella era stato condannato per lo stesso reato della Bernardini e quindi, se ancora vivo, non potrebbe neppure Lui far parte della fondazione che porta il suo nome.

Incomprensibile se si considera che la decisione di espellere la Bernardini è stata assunta, senza opporre alcuna resistenza al volere prefettizio, col voto del segretario del Partito radicale in evidente contrasto con lo stesso DNA del partito radicale che tra i sui assunti di base ha anche quello della disobbedienza civile pacifica che implica anche la prospettiva di accettare condanne penali in nome del proprio impegno politico (per altro, nel caso della Bernardini, una condanna di soli due mesi e 25 giorni senza detenzione).

Per questa ragione l’anno prossimo non rinnoverò la tessera del partito radicale che detengo da oltre 30 anni, sempre che l’assurda ingiustizia non venga sanata. Devolverò il mio contributo a organizzazioni radicali i cui responsabili hanno una maggiore caratura radicale e cioè quella presieduta da Rita Bernardini (Nessuno tocchi caino) e quella di Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni).

Due postille. La prima. Di recente l’On. Bernardini ha subito un nuovo processo per un analogo reato per cui era stata condannata anni fa. Questa volta non solo è stata assolta, ma nella sentenza il giudice ha anche lodato il suo impegno civile. Il lettore non si meravigli. Sono fenomeni alquanto frequenti che certamente non contribuiscono a conferire autorevolezza alla funzione giudiziaria. La seconda. Già in passato l’On. Bernardini era stata esclusa da una nomina a causa della stessa condanna indicata dal prefetto di Roma. È avvenuto quando il suo nome era stato proposto come garante delle carceri della regione Abruzzo. Nessuno più competente e impegnata di lei per la protezione dei diritti dei detenuti (prolungati e ripetuti sono stati i suoi digiuni, anche insieme a Pannella, per migliorare le loro disastrose condizioni di vita). In quel caso ad opporsi non fu il Prefetto di Roma ma la componete grillina del Consiglio regionale. Davvero una strana accoppiata.