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di Conchita Sannino

La Repubblica, 24 maggio 2026

La decisione della giunta nazionale delle Camere penali: astensione dall’8 al 12 giugno. E l’11 manifestazione nazionale a Perugia: dove il difensore è stato captato mentre dialogava in carcere con un suo assistito. Un’avvocata finita sotto indagine a Perugia, dove la Procura sospetta sia la pedina eccellente in un giro legato alla mala albanese e alla droga. Un’inchiesta che va avanti con ipotesi gravi, associazione finalizzata al narcotraffico, e attiva la gogna social contro la legale. Fino a quando i colleghi fanno quadrato e denunciano la grave anomalia di alcune intercettazioni effettuate a carico della penalista e del suo assistito - nella saletta colloqui del carcere di Capanne - che avrebbero coinvolto almeno altre cinquanta persone, tra detenuti e avvocati, tutti estranei a quei fatti, tutti captati (sia in audio che in video, a quanto pare) nei loro privatissimi colloqui. Stando all’impianto accusatorio, l’avvocata avrebbe indotto al silenzio uno dei suoi clienti per evitare ai pm di andare avanti. La storia, ancora da chiarire, alimenta da giorni l’indignazione dell’intera categoria e ora spinge la giunta nazionale delle Camere Penali, con Francesco Petrelli, a proclamare per metà giugno un’intera settimana di astensione.

“Quanto accaduto nel carcere di Perugia ‘Capanne’ - è scritto nella delibera votata oggi, alla fine dell’assemblea straordinaria - costituisce una gravissima violazione del diritto di difesa, garantito dalla Costituzione, dalla Cedu e dal codice di procedura penale che occorre denunciare con fermezza”. I penalisti scioperano dall’8 al 12 giugno, ma per giovedì 11 hanno già indetto una manifestazione nazionale nel capoluogo umbro. Ci sarà anche l’avvocata al centro dell’indagine, Daniela Paccoi, che ha pubblicamente respinto ogni accusa, è incensurata, e scrive: “Da 45 anni svolgo onorevolmente la mia professione e mai avevo visto trasformare in indizi di collusione i colloqui che doverosamente intrattengo con i miei assistiti e i loro familiari”.

Così il caso Perugia riapre lo scontro tra avvocatura e magistrati, mentre la politica non esita a gettarsi nella campagna. Forza Italia chiede al ministro Carlo Nordio di inviare gli ispettori. La Lega parla addirittura di “regolamento di conti”. “Qualche autorevole magistrato lo aveva lasciato intendere: dopo il referendum si fanno i conti. Ed eccoli arrivare puntuali: alcuni avvocati, speriamo non molti, intercettati mentre parlano con gli assistiti di strategie difensive”, attacca la deputata della Lega Simonetta Matone, ex magistrata. È un ex pm anche Alessandro Cannevale, già procuratore a Spoleto, che oggi insieme a Silvia Egidi e Silvia Lorusso, difende l’avvocata Paccoi dall’ipotesi di essere una “tramite” del traffico di stupefacenti, collegata a un ristoratore già suo assistito, a suo tempo bloccato con 65 chili di cocaina.

Ma i legali si concentrano sul modo in cui è stata portata avanti l’istruttoria, sono sul piede di guerra. Secondo la ricostruzione delle Camere Penali, le microspie piazzate dai pm sarebbero state “dimenticate” nelle quattro salette colloqui del carcere. E avrebbero continuato a registrare, coinvolgendo appunto oltre quaranta detenuti e circa venti avvocati: conversazioni private che, in quanto irrilevanti, non sono state trascritte ma restano comunque accessibili, in formato file, alle parti del processo. Sicché Cannevale e altri legali hanno potuto ascoltare o ricostruire le conversazioni illecitamente incassate, “che sono sia audio che video”, come sostiene il presidente del direttivo della Camera Penale di Perugia, l’avvocato Luca Gentili, che nell’immediatezza aveva indetto lo “stato di agitazione”.

“I colloqui illegittimamente intercettati sono minimo quaranta, mentre solo uno era il rapporto sotto esame per cui era autorizzato l’ascolto: quello tra l’avvocatessa Paccoi ed uno soltanto dei suoi assistiti - ricostruisce con Repubblica l’avvocato Cannevale - Il pm doveva quindi accertarsi che la polizia giudiziaria eseguisse correttamente quella procedura”. Chi e come doveva vigilare sul chirurgico impiego delle microspie puntate sui colloqui in corso in carcere? “Occorreva - aggiunge il legale - semplicemente essere rigorosi. Bastava staccare l’ascolto appena l’avvocatessa usciva o finiva il colloquio”. Sciatteria, errore o cosa? “Non devo spiegare io quanto avvenuto. Questa roba non doveva accadere. Ci sono state grave violazioni, e bisogna capire come sia stato possibile. Tra l’altro, poiché è stato captato anche il colloquio di un indagato di altro procedimento in mano allo stesso pm titolare del caso, l’accusa ha saputo in anticipo le mosse della difesa”. Per i legali, Procura e pg avrebbero promosso un’attività di captazione “in modo indiscriminato, in violazione degli articoli 104 e 111 della Costituzione, e dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sulla riservatezza delle interlocuzioni tra difensore e proprio assistito. Si badi che non sono norme che proteggono i difensori o coloro che sono indagati: sono principi che tutelano lo stato di diritto, riguardano tutti”.

Forza Italia chiama in causa direttamente il Guardasigilli. Il senatore Pierantonio Zanettin fa sapere di aver presentato “due interrogazioni” a via Arenula: “Una sul caso di Alberto Stasi, intercettato mentre parlava con il suo difensore, il professor Giarda; l’altra, sulle intercettazioni della procura di Perugia all’interno del locale istituto di pena. Spero che il ministro disponga ispezioni e che sanzioni con il necessario rigore tali gravissime violazioni”. A Perugia, tensione alta: salita fino alla richiesta di chiarimenti con il procuratore generale. A due mesi esatti dall’esito del referendum, uno sciopero nazionale promette di allargare il solco tra pm e avvocatura.